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Non tutte le canzoni nascono da ciò che è successo. Alcune prendono forma da ciò che è rimasto in sospeso, da esperienze mai realmente vissute ma profondamente immaginate. Tabu* di Udi appartiene a questa categoria: un brano che sceglie di raccontare l’invisibile, di dare corpo a ciò che solitamente resta confinato nel pensiero, nei desideri non dichiarati, nelle possibilità mai attraversate.

Tabu* si muove in una zona emotiva fragile e instabile, dove le certezze si dissolvono e lasciano spazio a una sensibilità più profonda. È una canzone costruita su desideri trattenuti, su immagini interiori che non cercano una forma definitiva, ma restano aperte, disponibili all’interpretazione di chi ascolta. La scrittura di Udi è evocativa, mai dichiarativa: non impone una direzione, non conduce per mano, ma invita a entrare con delicatezza, lasciando che ciascuno riconosca il proprio riflesso all’interno del brano.

La musica accompagna con discrezione questo percorso emotivo. Gli arrangiamenti non cercano di sovrastare il testo, ma lo sostengono con equilibrio, creando un ambiente sonoro intimo e raccolto, in cui anche il silenzio diventa parte attiva del racconto. Le pause, le sospensioni, i vuoti non sono assenze, ma spazi di ascolto, momenti in cui l’emozione può sedimentare senza essere forzata.

È una canzone che rifiuta la spiegazione e la semplificazione. Tabu* non offre risposte, non chiude i significati, non cerca una conclusione rassicurante. Preferisce restare, abitare il dubbio, accettare l’incompiutezza come forma di verità emotiva. In questo senso, il brano si configura come un luogo più che come una narrazione: uno spazio in cui fermarsi, riconoscersi, sostare.

Conclusione
Con Tabu*, Udi dimostra che la musica può diventare uno spazio sicuro per le fragilità, un territorio protetto in cui anche ciò che non ha trovato voce nella vita quotidiana può finalmente esistere. È una canzone che non chiede di essere compresa immediatamente, ma ascoltata nel tempo, lasciata agire lentamente. E proprio per questo, riesce a restare.

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