L’Allianz Stadium di Torino non è stato soltanto il teatro di un grande concerto. Sabato 27 giugno è andato in scena l’ultimo appuntamento del tour negli stadi di Eros Ramazzotti, una data destinata a rimanere nella memoria dei fan per la sua intensità e per il significato che ha assunto già prima di salire sul palco.

Poche ore prima del concerto, attraverso una storia pubblicata su Instagram, Eros ha raccontato di aver ricevuto proprio quel giorno una brutta notizia: a metà luglio dovrà sottoporsi a un nuovo intervento alle corde vocali e, per questo, sarà costretto a fermarsi per un periodo di riposo. Un annuncio che ha reso ancora più speciale l’ultima tappa del tour.
Per chi lo segue da sempre, come me, questo concerto aveva un valore ancora più profondo. Vederlo esibirsi nello stadio della sua amata Juventus, nell’ultima data del tour, è stato emozionante. Sul palco si percepiva tutta la consapevolezza di un artista che, dopo oltre quarant’anni di carriera, continua a mettersi in gioco con umiltà e rispetto per il suo pubblico.
La sua voce lasciava intuire, a tratti, la fatica di un tour impegnativo e il problema alle corde vocali, ma c’è un aspetto che mi ha colpito più di ogni altro: non ha mai stonato. È rimasto sempre centrato, preciso, elegante nell’interpretazione. E quando qualche nota diventava più difficile, non era lui a fermarsi: era il pubblico a sostenerlo, cantando con lui. È stata un’immagine bellissima, quasi un modo per restituirgli tutto l’affetto che lui ha regalato ai suoi fan in questi anni.
Tra i momenti più emozionanti della serata c’è stato senza dubbio L’aurora, eseguita insieme alla figlia Aurora Ramazzotti. Sapere che quella canzone è dedicata proprio a lei ha reso quel momento ancora più intenso: gli sguardi, i sorrisi e la complicità tra padre e figlia hanno commosso tutto lo stadio.
Dal punto di vista tecnico qualcuno ha criticato l’audio dell’Allianz Stadium. Personalmente ho sentito bene tutta la parte musicale; soltanto nei momenti in cui Eros parlava al pubblico la voce risultava un po’ debole e meno comprensibile. Un dettaglio che, però, non ha minimamente compromesso la magia della serata.
Brani come Un’emozione per sempre, Musica è e Cantico hanno ricordato quanto il repertorio di Eros sia senza tempo. Ogni canzone è stata accolta da migliaia di persone che conoscevano ogni parola.
E poi il momento delle torce accese. Migliaia di luci hanno illuminato lo stadio, creando un’atmosfera quasi surreale. Per qualche minuto non c’erano più artista e pubblico, ma un’unica grande emozione condivisa.

Ci sono concerti perfetti dal punto di vista tecnico e concerti che lasciano qualcosa dentro. Quello di Torino appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Perché la musica non è fatta solo di note perfette, ma di verità.
E sabato sera Eros Ramazzotti è stato semplicemente questo: vero.
Straordinario.
