Udi è stato uno dei protagonisti della prima edizione di #DISAGIOPOP – SOUND FOR GOOD, tenutasi il 5 settembre a Cesano Maderno, in provincia di Monza Brianza. Oggi racconta il suo brano “Sentry”, uscito a giugno.
Ci sono canzoni che raccontano una storia e altre che diventano uno specchio. “Sentry”, il nuovo singolo di Udi, appartiene alla seconda categoria. Attraverso la figura dell’omonimo personaggio Marvel, l’artista costruisce una riflessione profonda sulla fragilità umana, sul conflitto interiore e sulla continua ricerca del proprio posto nel mondo.
Dopo aver affrontato temi come l’amore, le relazioni e le contraddizioni della quotidianità nei suoi lavori precedenti, Udi firma probabilmente il suo brano più intimo. Ne abbiamo parlato con lui.

Bentornato sul nostro magazine, prova a dire qualcosa di te che possa attirare altri fan.
Salve a tutti ragazzi, siete pronti? Udi torna con “Sentry”, live prossimamente all’evento DisagioPop sound 4 good!!!
“Sentry” nasce da un personaggio dei fumetti, ma ascoltandolo si percepisce subito che racconta molto più di una semplice passione. Quando hai capito che quella metafora avrebbe potuto parlare anche della tua vita?
Sono un vero fanatico dei fumetti e del mondo nerd un po’ in generale, e’ inevitabile che con molti di essi, personaggi, franchise, io sia cresciuto e che con essi abbia familiarizzato. Quindi servirsi di qualcuno di essi per raccontare di più di me stesso, credo sia un ottimo metodo in generale.
Nel brano emerge il desiderio di essere semplicemente sé stessi. Quanto è difficile oggi, anche nel mondo della musica, togliersi ogni maschera?
E’ un rischio, quando sposi un filone, tutti si aspettano che tu vada in quella direzione, quando rompi con quella roba lì, si resta un po’ sbigottiti, questo potrebbe essere successo con Sentry. Essermi troppo discostato dal precedente, ma fa parte di me e avevo bisogno di raccontarlo.
Hai mai avuto paura che mostrare le tue fragilità potesse essere interpretato come un segno di debolezza?
No, perché ogni giorno faccio i conti con le mie sfumature, cercando sempre di rimetterle insieme, se mi curassi troppo del pensiero altrui perderei di vista me, la mia scrittura.

Se potessi parlare al “Felice” bambino che vediamo raccontato nel videoclip, quale consiglio gli daresti oggi?
Di iniziare prima a rimuovere certi fardelli, di cercare i propri bisogni e ambizioni esclusivamente in se’ stesso, non negli altri, che ad oggi, per quanti rimpianti e rimorsi lui abbia, ha comunque fatto molto bene!
Nei tuoi brani c’è sempre una componente narrativa molto forte. Parti prima da una storia, da un’immagine o da un’emozione?
Parto quasi sempre da un’immagine, quella è l’impalcatura su cui regge tutto il contorno.
C’è una frase di “Sentry” che senti particolarmente tua e che racchiude il significato dell’intero progetto?
Certo, “ma non mi vedi e non mi senti, io sono SENTRY”. Questa cosa dell’esserci, ma non venire notati, lo trovo terribilmente triste, eppure terribilmente romantico, vuol dire essere pronti a sacrificare una parte di se’ stessi, soprattutto quando non ti viene riconosciuto!
Quanto pensi che cinema, fumetti e cultura pop possano aiutare la musica a raccontare temi profondi senza renderli pesanti?
Penso che sia una bellissima chiave di lettura, e’ anche un modo per fornire la nostra personalissima interpretazione in merito. Ognuno di noi, anche i personaggi immaginari, seguono una loro linea evolutiva, molti di essi ci hanno influenzati a tal punto, da non poter più fare a meno di quella routine e gestualità, trovo sia sano. C’è una bella differenza tra influenza ed imitazione.

Guardando il tuo percorso artistico, credi che “Sentry” rappresenti un punto di arrivo o piuttosto un nuovo inizio?
Credo sia semplicemente una parentesi doverosa che dovevo concedermi.
Siamo giunti alla conclusione dell’intervista. C’è un aspetto che desideri condividere ma che non abbiamo avuto l’opportunità di chiederti? Potresti porti una domanda e condividere la risposta con noi?
Sicuramente avrei potuto e dovuto spiegare un po’ meglio il personaggio, la sua relazione col mio personaggio. Però si sa, la musica, come l’arte in genere, sta un po’ agli occhi di chi guarda, in questo caso, alle orecchie di chi sente! Ognuno arriva alle risposte da se’, solo e soltanto se ha la voglia di ascoltare.
Conclusione
Con “Sentry”, Udi dimostra ancora una volta che la musica può essere molto più di un semplice intrattenimento: può diventare uno spazio sicuro dove trovare il coraggio di guardarsi dentro. Ringraziamo l’artista per aver condiviso con noi una parte così autentica del suo percorso e gli auguriamo che questo viaggio possa arrivare al cuore di chi saprà ascoltarlo davvero.
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