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C’è un momento in cui smetti di cercare errori nei tuoi pezzi e inizi a farti una domanda più scomoda: cosa sto costruendo davvero?
Perché il problema, spesso, non è il singolo brano, ma l’assenza di una direzione che tenga tutto insieme.

Il problema non è il tuo brano, sei tu.
C’è un momento, prima o poi, in cui un artista inizia a farsi una domanda che all’inizio sembra tecnica ma che in realtà non lo è affatto, ed è quando guardi quello che stai facendo e non capisci perché non stia succedendo niente, perché i brani magari non sono nemmeno male, anzi a volte funzionano anche, ma non lasciano davvero niente, non costruiscono, non restano.
Io quel momento l’ho vissuto, e non una volta sola, ma per anni, continuando a pensare che fosse sempre qualcosa di esterno da sistemare, il suono, il mix, il tipo di produzione, il ritornello, il modo in cui uscivo, il timing, il pubblico che magari “non capiva”, fino a quando ho iniziato a rendermi conto che il punto non era più migliorare il singolo pezzo ma capire cosa stessi costruendo nel complesso.
Perché puoi andare avanti anche tanto tempo a lavorare sui dettagli, e sembrare in crescita, ma se sotto non c’è una direzione chiara, tutto quello che fai resta scollegato, ogni brano vive da solo e muore da solo, e tu rimani fermo anche se stai facendo.
Il punto più difficile da accettare è proprio questo, ed è anche quello che cambia tutto, cioè che non è il brano che non funziona, ma è il fatto che non hai ancora costruito qualcosa di riconoscibile, qualcosa che quando arriva venga percepito come tuo senza doverci pensare troppo.
E questa cosa non si risolve con una scelta estetica o con uno stile preciso, perché lo stile è solo la superficie, mentre l’identità è quello che tiene insieme tutto, è il modo in cui guardi le cose, il tipo di messaggi che scegli di portare avanti, il tipo di sensibilità che ritorna anche quando cambi suono.
Quando questa parte manca, o è ancora confusa, succede una cosa molto semplice, che è anche quella che blocca tantissimi artisti senza che se ne rendano conto, cioè che ogni volta riparti da zero, ogni pezzo è un tentativo, ogni uscita è una prova, e dopo un po’ inizi anche a stancarti perché non vedi un accumulo reale.
A me è successo esattamente questo, ed è stato anche il momento in cui ho capito che continuare a produrre senza fermarmi a capire chi stessi costruendo non mi avrebbe portato da nessuna parte, anzi mi avrebbe solo fatto perdere altro tempo.
Non significa smettere, significa cambiare il tipo di lavoro che fai su te stesso, smettere di chiederti se una cosa può funzionare e iniziare a chiederti se quella cosa ti rappresenta davvero, se ha senso dentro un percorso, se sta contribuendo a creare qualcosa che nel tempo diventa riconoscibile.
Perché quando inizi a lavorare su questo livello, tutto il resto cambia, anche il modo in cui scrivi, scegli, produci, e soprattutto il modo in cui gli altri iniziano a percepirti.
Se leggendo ti sei ritrovato almeno in parte, non è un problema di talento e non è nemmeno una situazione senza uscita, è semplicemente un punto in cui serve fare un passaggio diverso, più profondo, più strutturato, ed è esattamente da questo tipo di esigenza che è nato IRIS Lab, non come servizio ma come spazio in cui iniziare a costruire qualcosa che abbia senso nel tempo.
PAKO MUSIC
Author: PAKO MUSIC

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