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Siamo Tutti Nati Artisti!

Comprensibile. Titolo strano.
Ma meno di quanto possiate immaginare.

La parola Arte è oggi sulla bocca di tutti. La si usa, la si cita, la si riduce. Eppure quasi nessuno sembra coglierne il significato più profondo: quello che riguarda la vita di ognuno di noi. La nascita.

Nessuna polemica sterile. Solo un tentativo di rimettere ordine.

Il termine Arte deriva dal latino Ars e dal greco Techné. Entrambe le parole indicano ciò che si crea, ciò che si fa con competenza e intenzione. Non solo pittura, musica o scultura. Anche agricoltura, artigianato, costruzione. Non è un caso che “poesia” derivi dal greco Poieo: fare, creare.

Arte è creazione.

Se questo è il significato originario, allora l’intervento artistico è alla base di molto più di quanto si pensi. È arte la progettazione di un edificio. È arte la costruzione di un ponte. È arte la manutenzione del patrimonio architettonico. È arte l’ingegno che permette la realizzazione di macchinari sanitari, strade, strumenti informatici. Dietro ogni tetto c’è qualcuno che ha pensato, progettato, creato.

Si può sminuire l’arte quanto si vuole. Ma chiunque abbia un tetto sopra la testa dovrebbe ringraziare chi ha reso possibile quel tetto.

La visione dell’arte è distorta perché viene associata solo a pochi ambiti, quelli più visibili, più “romantici”. In realtà nutre silenziosamente quasi ogni settore della vita quotidiana.

E poi c’è un altro livello.

I suoni, organizzati in note, ci orientano. Lo sguardo cattura immagini che diventano memoria. Le forme costruiscono identità. L’essere umano vive immerso in un sistema di percezioni creative.

Non è un caso che l’arteterapia — e pratiche come la ROT (Reality Orientation Therapy) — vengano utilizzate nel trattamento di disturbi cognitivi come l’Alzheimer o altre forme di demenza. La musica, l’immagine, la parola stimolano aree profonde della memoria. In diversi casi clinici, l’ascolto musicale ha prodotto risposte significative anche in pazienti in stati di coscienza alterata.

È ancora credibile, allora, mettere l’arte in secondo piano?

Forse il punto è un altro.
Forse l’arte non è qualcosa che scegliamo di diventare.
Forse è qualcosa che siamo fin dall’inizio.

Avete presente la nascita di un bambino?

Il suo primo pianto non è solo un riflesso biologico. È suono. È emissione. È vibrazione. È apertura dei polmoni. È comunicazione. La madre ascolta quelle “note” — magari cacofoniche, certo — e sorride, perché in quel suono riconosce la vita.

Quel momento crea un’atmosfera.
Un’emozione condivisa.
Una relazione.

E cos’è l’arte, se non creazione di relazione attraverso un atto espressivo?

Siamo tutti nati artisti perché siamo tutti nati capaci di creare: suono, gesto, segno, presenza. Con il tempo alcuni trasformano questa capacità in professione. Altri la dimenticano. Ma l’origine resta.

L’arte non è un lusso.
Non è un passatempo.
Non è un’etichetta.

È un atto originario.

E forse, prima di chiederci chi sia un artista, dovremmo ricordarci da dove siamo partiti: da un suono. Da uno sguardo. Da una creazione che ha generato emozione.

Da lì. Tutto.

ALBERTO LUPIA

Riflessione PaKo Music:

Forse, allora, il punto non è stabilire chi sia davvero un artista, ma smettere di delegare l’arte a una categoria ristretta. Se abbiamo ridotto l’arte a qualcosa di distante, è perché ci fa comodo pensare che la creazione appartenga a pochi. E invece no. L’atto creativo è responsabilità quotidiana: nel modo in cui costruiamo, scegliamo, parliamo, ascoltiamo. Siamo nati con questa possibilità. La differenza, semmai, sta in quanto decidiamo di esercitarla.

PAKO MUSIC
Author: PAKO MUSIC

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