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Eccellenza italiana di fiati femminili e maschili accompagnano
Francesco De Gregori al Forum

C’era un’aria sospesa ieri sera al Forum di Assago, un’aria da grande rituale collettivo, come quando la tradizione si incontra con il futuro e la musica diventa ancora una volta un balsamo che tiene insieme le generazioni. Francesco De Gregori è salito sul palco con la calma di chi non deve dimostrare più nulla, eppure ogni volta sembra voler ricominciare daccapo, come un artigiano che affila il proprio mestiere e lo offre al pubblico con gratitudine. La sua voce, vissuta e precisa, ha attraversato la platea come una narrazione che conosciamo da sempre, eppure ieri brillava di una luce nuova, forse perché attorno a lui c’era un’orchestra di fiati straordinaria, un’eccellenza italiana che ha trasformato le sue canzoni in nuovi paesaggi emotivi.

Tra i protagonisti assoluti, la jazzista Sabrina Ferrara, che ha colorato i brani con una maturità musicale rara. I suoi interventi, mai invadenti, mai decorativi, sembravano aprire finestre di improvvisazione controllata, donando respiro alle armonie, come accade solo quando sensibilità e tecnica si innamorano una dell’altra.

Accanto a lei, la tromba di Sofia Weck ha inciso linee melodiche luminose, portando dentro il suono la sua formazione umanistico letteraria, nata tra le aule di Firenze e quelle della Statale di Milano. Il suo tocco, colto e delicato, ha dato al concerto una dimensione quasi narrativa, come se ogni nota fosse figlia di una riflessione profonda sul senso delle parole che De Gregori canta.

Incantevole anche l’energia di Francesca Petrolo, che al trombone non suona semplicemente, ma dipinge. La mano dell’artista formata all’Accademia di Brera si sente tutta, perché i suoi fraseggi sembrano pennellate sonore, capaci di dare volume, corpo e ombra alle architetture del live. È raro incontrare un trombone che sa essere così figurativo.

Poi c’è Martino Merati, trombettista che porta addosso una storia che sa d’Italia. Ha iniziato a nove anni nella piccola banda del suo paese e ieri sera, nel mare di luci del Forum, sembrava rappresentare tutti quei bambini che un giorno sognano il palco e, attraverso disciplina e amore, ci arrivano davvero. Il suo suono, pulito e pieno di dedizione, commuove per autenticità.

E infine Amedeo Bianchi, un’istituzione. Sax di ogni taglio, clarinetto, clarinetto basso, un polistrumentista che non accompagna, ma dialoga con De Gregori, elevando ogni arrangiamento alla sua forma più completa e raffinata.

Il Forum ha ascoltato, ha respirato, ha cantato. E in quella comunione di emozioni, i fiati hanno fatto ciò che la grande musica fa da sempre, hanno unito le persone. In un tempo che corre, De Gregori dimostra ancora che la bellezza, quando trova compagni così, non ha fretta di passare.

 

Articolo di Adriano Formoso

Musicista Musicologo
Psicologo Psicoterapeuta opinionista televisivo

 

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