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Articolo della nostra amica Chiara Feraco, oggi ci parla di Ezio Bosso

Citazione

“La musica ci insegna la cosa più importante: ad ascoltare e ascoltarci. Un musicista non è chi suona più forte ma chi ascolta più l’altro, e da lì, i problemi diventano opportunità”.

Questa frase detta da Ezio Bosso, racchiude tutta la sua essenza e il suo bisogno di dare e ricevere emozioni.
Il Maestro che ha saputo emozionare, emozionandosi, se n’è andato sei giorni fa nella sua casa di Bologna.
Aveva solo 48 anni . A portarselo via il cancro con cui conviveva da molti anni, ad acuire il quadro clinico la malattia neurodegenerativa che l’aveva costretto in carrozzella. Eppure, nonostante tutti questi mali, Ezio non si è mai arreso. Ha continuato a combattere fino alla fine.
La musica, la sua passione più grande, la sua ragione di vita, l’aveva anzi spinto a sfide sempre più grandi, a trasformare ogni sconfitta del corpo in una rinascita dello spirito.

Lo scorso settembre aveva dovuto dire addio al pianoforte, le sue dita non rispondevano più bene, i dolori a forzarle sui tasti si erano fatti insopportabili, ma non si arrese si dedicò alla direzione orchestrale.
Assistere a un suo concerto, a una sua prova, era un’esperienza bellissima perché ci si rendeva conto di quanto amore lui trasmettesse ai suoi musicisti, senza concedersi pause, senza mai accontentarsi, senza smettere anche quando era chiaramente esausto.
Ezio era vivo perché faceva musica. Secondo me, la quarantena imposta dal virus gli è stata fatale.
Ancora una volta ha cercato di reagire, si è impegnato in uno studio matto e disperatissimo delle partiture, si è appassionato alla lettura di libri di storia, ma la linfa per lui salvifica, il fare musica insieme con gli altri e per gli altri, non c’era più, e così si è spento.
Non esiste morte che separi un forte legame come quello tra un artista straordinario e il suo pubblico che lo ha seguito fino alla fine. Un rapporto fatto di tante note alte, ma anche di ottave basse, a volte anche stonate. E non di certo per colpa sua.
No, non perché sia solo l’arte a sopravvivere alla caducità della vita, ma perché ne è l’esempio.
Ezio Bosso sarà ricordato anche per le sue dita che veloci saettavano sulla tastiera, per poi rallentare e dare vita a morbide melodie che entravano nel cuore.
Sarà ricordato per la sua magistrale capacità di dirigere l’orchestra, non solo con la bacchetta. Ma anche con le parole. Con quel “dai, divertiamoci come pazzi” sussurrato ai musicisti prima di prendere posto.
Sarà ricordato anche per il suo essere uomo, per il modo in cui ha saputo affrontare la sua malattia degenerativa, per come ha saputo riemergere dall’abisso e donare all’Italia e al mondo la bellezza del suo sorriso alla vita, condito di irresistibile autoironia, di saggezza e leggera profondità.
Il suo pubblico non dimenticherà mai Ezio Bosso. Non lo dimenticherà l’Italia. Non lo farà il mondo. Con noi.
Per sempre ♥️
 
DI CHIARA FERACO

IL VIDEO RACCONTA UN PO’ L’ARTICOLO, MERITA DI ESSERE GUARDATO E GUSTATO.

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