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Un’altra recensione di Massimo Comi, oggi ci parlerà del brano del cantautore Antonio Ranieri, “Venere”. Potete ascoltare questo bel brano su tutti i Digital Store e potete leggere questa recensione per capir meglio il testo.

In questa canzone ci ho sentito molte cose diverse, molte e varie influenze. Mi spiego: il brano si avvia con atmosfere sospese, aeree, che fanno viaggiare, e questo mi ha richiamato alla mente alcune opere musicali di Franco Battiato, uno dei geni del pop italiano, e di Jean Michel Jarre, il mago delle tastiere elettroniche e dei sintetizzatori. Successivamente, il ritmo accelera, così come il cantato, e questo mi riporta alla mente la celebre canzone “Self Control” di Raf, uno dei successi degli anni ’80, anche perché la voce del cantante è piuttosto simile a quella dell’artista che ho citato, la ricorda molto.

Come se non bastasse, c’è poi una parte rappata, secondo me molto efficacemente, alla maniera di un Fabri Fibra, in modo aggressivo e deciso, senza troppi fronzoli.

La collaborazione tra i due artisti che eseguono la canzone è quindi piuttosto efficace: penso che non sia mai facile amalgamare in modo soddisfacente una parte cantata ad una rappata, proprio per il diverso orientamento ritmico che possiedono queste due sezioni del brano e il diverso modo in cui comunicano il proprio messaggio.

Il tema della canzone è quello di un amore che viene ostacolato dai pregiudizi delle persone in termini razziali e di orientamento sessuale.

Il pianeta Venere, che dà il titolo al brano, è preso come simbolo della libertà di essere sé stessi, andando oltre quello che possono pensare gli altri ed esprimendo appieno la propria personalità e il proprio personale modo di vedere le cose e approcciarsi al mondo delle relazioni amorose.

Le differenze di carattere sociale, razziale, di orientamento sessuale non devono contare, e ognuno deve essere libero di esprimere tutto sé stesso in amore, senza essere costretto, limitato dalle convenzioni sociali, dalle regole che vengono imposte senza dare la possibilità di discuterle, dei pensieri che sembrano logici, ma che invece sono una prigione per chi li subisce.

Il testo è piuttosto ricco, in termini di parole utilizzate e concetti espressi: i due protagonisti della relazione amorosa descritta nella canzone si sono promessi di non farsi più male e cercano di mantenere l’equilibrio tra le loro sfumature, che siano caratteriali, sociali o razziali. Lui non capisce che lei in realtà si sta allontanando e dice che non vede più negli occhi di lei il proprio sguardo: questa cosa lo fa impazzire, perché non la sente più vicina e non vede più la luce all’orizzonte.

Da tutto questo nasce l’invito metaforico a raggiungere Venere, per uscire dalla dispersione dei rispettivi universi, da questo allontanamento, forse condizionato proprio dalle costrizioni imposte dalla società. Arriva poi una citazione dei Pink Floyd, perché Antonio afferma che è necessario lasciare i propri lati oscuri alla luna, liberando il rosso delle proprie passioni in luoghi sconosciuti ma affascinanti: sarà il sole a bruciare i pensieri che potrebbero far dubitare, lei deve solo tendere la mano verso di lui, che la porterà in luoghi dove si vedono le stelle anche se piove, dove la libertà di essere sé stessi è completa, perché non importa a nessuno come, quando e dove questo avvenga.

Questo viaggio li porta in contatto con la loro vera dimensione, facendoli apparire perfetti pur nelle loro imperfezioni, distanti dagli schemi imprigionanti imposti dalla società, spogliandosi da ogni preconcetto sul colore della pelle e sulla religione, guidati solamente dall’istinto e dal battito dei loro cuori.

La metafora del colore torna poi ancora, con un grande assortimento di immagini: per descrivere ciò che sono diventati lui e la sua lei, l’artista parla di schizzi di colore su pellicole datate, che portano una forza vitale in qualcosa che era sbiadito, di pioggia inaspettata in pomeriggi d’estate, quindi qualcosa di sorprendente, di solchi sul vinile quando salta la puntina, quindi di qualcosa di imprevedibile, di una telepromozione prima dell’ultima scena, qualcosa che può apparire fastidioso.

Loro due sono diversi dalla massa, ma uguali nei gesti che compiono: devono vivere il viaggio senza alcun compromesso, scappando via lontano, verso Venere, dove saranno loro stessi.

E’ necessario lasciarsi andare, perché non c’è niente da capire, dato che il mondo non aspetta nessuno: Antonio non vuole affogare in un mare di paure e vuole che sia lei la sua salvezza, perché loro fino ad ora hanno commesso degli errori, non mettendo a fuoco la situazione e pensando di cadere, prendendo a pugni delle porte che bastava spingere. Tutto questo deve appartenere al passato, perché il viaggio verso Venere li porta ad un radicale cambiamento, da uno stato di paura ad uno stato di consapevolezza.

Abbiamo quindi una buona canzone synth-pop e rap, che rompe un po’ gli schemi, perché immagina una via d’uscita, un modo per rompere i pregiudizi, per consentire a due persone che si amano di slegarsi definitivamente dalle imposizioni della società, per raggiungere una dimensione che gli consente di esprimere la propria vera identità, quello che veramente sono e quello che desiderano essere.

Un brano quindi sulla scoperta della propria reale identità, sulla liberazione dalle costrizioni, sul viaggio verso un luogo quasi irreale, sulla purificazione e sulla costruzione di un sé autentico.

Ne consiglio quindi l’ascolto, sia per la varietà delle influenze che mostra, sia per il messaggio che porta, una luce di speranza per tutti quelli che si sentono oppressi dal mondo in cui vivono e vogliono liberarsi da tutto questo, trovando sé stessi e realizzandosi come persone vere e forti.

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