Con il nuovo singolo “Sentirsi Bene”, Francesco Rampino apre una nuova pagina del suo percorso artistico. Una ballad intensa e personale che parte dalla fragilità per raccontare il processo di accettazione di sé e di crescita interiore. In questa intervista ci racconta il significato del brano, il momento che sta vivendo e qualche dettaglio più personale del suo rapporto con la musica e con la vita.

Bentornato sul nostro magazine, prova a dire qualcosa di te che possa attirare altri fan, qualcosa che non hai ancora raccontato.
Facciamo una carbonara e parliamo di musica… ahahah
A parte gli scherzi, mi presento per chi ancora non mi conosce: sono Francesco Rampino, cantautore e musicista salentino, classe 2001.
Quando scrivo cerco di portare chi ascolta in un mondo in cui potersi riconoscere, rileggendo la propria vita — e quella che ci circonda — con uno sguardo diverso.
Ascolta i miei brani e vieni a vedermi live: ti assicuro che ci divertiamo davvero.”
“Sentirsi Bene” parla di fragilità e rinascita: da dove nasce l’ispirazione di questo brano?
Sì, Sentirsi Bene nasce soprattutto da alcuni momenti miei, ma anche da storie che ho osservato attorno a me.
Quando all’inizio parlo dell’accettare passivamente di ‘cadere nell’oblio’, c’è dentro una rassegnazione reale che, purtroppo, stavo iniziando ad accettare, in un momento di crisi iniziale. Poi è arrivato il ‘tuono’: quella scossa improvvisa che ti rimette in piedi.
Ho avuto una reazione, ho iniziato a fare dei passi in avanti rispetto a quel periodo e sto ancora lavorando per raggiungere un obiettivo che non ho afferrato del tutto, ma che voglio sistemare nella mia vita.
Ci sono stati periodi in cui ho pagato tanto la mia sensibilità. Sentivo troppo, prendevo tutto troppo. Ma non voglio cambiarla questa cosa: voglio solo imparare a gestirla e continuare ad amarmi meglio — che è la parte più difficile.
E poi mantenere quella leggerezza sana, quella risata liberatoria, quella piccola strafottenza che ogni tanto serve. Sentirmi un po’ più sicuro, più ‘figo’ per me stesso, senza perdere la libertà di amare e senza rinunciare alla mia fragilità, che considero una forma d’arte.
Amare inteso in tanti sensi : poter amare visceralmente la musica ,fino ad amare una ragazza che può emozionarmi ,amare l’empatia da avere con gli amici vicini……”
Il pianoforte è il cuore dell’arrangiamento. Che ruolo ha questo strumento nel tuo processo creativo?
“Scrivo sempre al pianoforte. È con me da quando ero piccolissimo.
Passano i momenti, cambiano i capitoli, ma lui resta.
Per scrivere davvero bene, però, contano anche gli ascolti che si fanno — il proprio background musicale — quello che ascolti nel tempo, ciò che studi, quello che leggi, la conoscenza dell’armonia: il modo in cui scegli un accordo o costruisci un basso cambia davvero la percezione anche ‘letteraria’ di un brano, anche se a chi non è del settore può sembrare strano.
L’ispirazione arriva in modi diversi: a volte è immediata, altre volte nasce per caso, sedendosi al piano. Da qualche tasto può uscire una melodia, o una progressione su cui poi costruire tutto. A volte basta anche un suono campionato per accendere l’intuizione giusta.
È una giostra misteriosa — dovreste venire a farci un pomeriggio insieme.
L’unico brano in cui ho sperimentato l’assenza del piano acustico è stato Parlare con te: lì ho scelto un piano elettrico Rhodes e leggere influenze funk, soprattutto nel groove del basso, creando un suono diverso rispetto ai miei pezzi più cantautorali.”

Nel testo si percepisce una forte sincerità. Quanto è importante per te trasformare esperienze personali in canzoni?
“Mi è capitato quasi sempre di partire da me, ma non deve essere una regola.
La cosa davvero importante è raccontare qualcosa che sia credibile, che rappresenti davvero ciò che una persona può sentire dentro.
Fino ad ora ho scritto molto di me e, quando lo faccio, non riesco a non essere sincero: è una liberazione, anche in un certo senso nobile.
Però ti racconto un aneddoto: l’anno scorso un mio amico si è innamorato di una ragazza — ora stanno insieme, per fortuna — ingegnere civile con la passione per le ferrovie.
Partendo da questa cosa, ho immaginato un brano in cui lui paragona sé stesso a una ferrovia che lei è invitata a percorrere.
Chissà, magari un giorno uscirà… forse nel mio secondo album.”
Dopo i live dello scorso anno, che rapporto senti di avere costruito con il pubblico?
“Rubo una frase agli Stadio: ho ‘stabilito un contatto’.
Sul palco non sento confini, né qualcosa da trattenere.
Ci sono persone che conoscono Rampi anche fuori dalla musica, e altre che magari hanno ascoltato le canzoni ma non sanno molto di me. Il live serve proprio a ridurre questa distanza.
È uno spazio più diretto, più vero.
Se devo aggiungere una cosa, direi che voglio costruire fiducia.
Quando canto o ‘mi mangio il pianoforte’, voglio dire a chi ascolta: ‘questa è una parte di casa mia, oggi vorrei che entrassi anche tu’.”
Milano ha rappresentato una tappa importante nel tuo percorso artistico. In che modo la città ha influenzato la tua musica?
“Studio Ingegneria Matematica a Milano e, vivendo qui, ho cercato di sfruttare tutte le occasioni per fare ciò che amo di più: la musica.
Finora sono sempre stato l’unico autore dei miei brani — ma non sono chiuso alle collaborazioni, anzi. Poi ci sono tutte le fasi successive: produzione, arrangiamento, mix, mastering… tutto quello che porta al risultato finale.
In diverse occasioni — tra concerti a cui sono andato, altri incontri e la residenza universitaria dove vivo — ho conosciuto addetti con cui ho collaborato o collaboro nelle produzioni in studio, nella realizzazione dei videoclip e in altri progetti.
Un saluto ad Antonio Pungillo, Jacopo Santi e Jacopo Scuderi, con cui ho lavorato a questo nuovo pezzo.
Il videoclip è a cura di Matteo Sartorello ed Ascarel.
E poi c’è Lambrate, che ormai è parte di me: è bellissimo suonare live ed incendiare il Gypsyan Club accompagnato dai miei amici — prima ancora che compagni di palco — Gabriele Cantobelli, chitarrista e producer, e Marco Lavino al basso.
A Lambrate scrivo tanto. È un posto che mi ha insegnato a guardare le cose da più prospettive.
E proprio lì, in sala prove, sono nate le prime note del brano di cui stiamo parlando.”
C’è stato un momento preciso nella tua vita in cui hai capito che scrivere canzoni sarebbe diventato qualcosa di più di una passione?
Compongo musica da tantissimo tempo, molto prima di iniziare a pubblicare. Ero proprio un ragazzino.
Poi, negli anni 2018/19/20 — quindi nel periodo del liceo — ho deciso di lavorare seriamente sui testi: sentivo di avere un mondo dentro che non stavo tirando fuori abbastanza. Sarebbe stato un peccato lasciarlo lì.
Scrivendo sempre di più, anche cose che non sono mai uscite, ho acquisito consapevolezza. E lì ho capito che per me questa è una cosa seria.
Ma è una crescita continua: non bisogna mai pensare di aver scritto la canzone definitiva.
Ogni giorno può nascere qualcosa che ancora non hai immaginato. Oltre a cantare, sono carico per scrivere anche per altri… ho già un brano in cantiere ispirato a una battaglia che alcune persone combattono con sé stesse, quella che si ricorda nella giornata del fiocco viola

Se dovessi descrivere “Sentirsi Bene” con tre parole, quali sceglieresti?
Comprensivo, reale, coinvolgente.
Guardando al futuro: su cosa stai lavorando e cosa possiamo aspettarci nei prossimi mesi?
Ho dei pezzi già scritti e mai usciti, altri che sto scrivendo, altri ancora iniziati che finiranno quando arriverà naturalmente l’idea giusta.
Verso fine anno penserò a registrare qualcosa di nuovo, poi vedremo come presentarlo: singoli, un secondo album/EP… o magari prima una cosa e poi l’altra. Ma finché non ho registrato non parlo.
Nel frattempo godetevi Sentirsi Bene, uscito l’11 marzo e seguito dal live del 15 marzo. Anche il videoclip racchiude una parte importante del senso del brano. Per i live ci saranno altre occasioni per vederci, che svelerò volta per volta.”
Siamo giunti alla conclusione dell’intervista. C’è un aspetto che desideri condividere ma che non abbiamo avuto l’opportunità di chiederti? Potresti porti una domanda e condividere la risposta con noi?
Mi faccio da solo una domanda: Dove possiamo seguirti?
Il link in bio su Instagram è un modo per ascoltare e guardare Sentirsi Bene, ma il profilo in generale è un’esperienza più ampia: lì condivido contenuti musicali e anche cose più spontanee, che sono un altro modo per raccontarmi e dialogare.
Resta il fatto che la cosa che amo di più è il contatto diretto, guardarsi negli occhi dal vivo.
Conclusione:
Con “Sentirsi Bene”, Francesco Rampino continua a costruire un percorso artistico fatto di autenticità e ricerca interiore. Un viaggio musicale che, passo dopo passo, trova nella sincerità e nella connessione con il pubblico la sua direzione più naturale.
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