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Tornano a trovarci loro, I-Science, capitanati da Corinna. Sono qui con noi per raccontarci del loro ultimo lavoro “Garab”, un brano davvero pazzesco ma dietro a questo lavoro c’è ben di più… Diamo la parola a loro per scoprire il significato di questa canzone. 

 

Ciao ragazzi, ben ritrovati sulle nostre pagine. Ormai vi conosciamo bene.
Raccontate gli I-Science con 5 parole…

Pirati ribelli, liberi, musicali e gioiosi

  • Spiegateci il significato del vostro nome, da dove arriva?
    Dall’espressione urbana in Wolof “ay sciences”, che significa “ci sono delle scienze”. E un’espressione utilizzata quando qualcosa ti sorprende e implica che dietro quella cosa in questione ci sono delle scienze/conoscenze che spingono alla riflessione. E un’espressione che ci piace particolarmente perché implica che ci sono diverse scienze, non une, e che ognuna di queste scienze ha del valore. In un certo modo contribuisce alla decostruzione della gerarchizzazione delle conoscenze fra popoli, in un mondo nel quale l’occidente crede sempre di avere la verità in tasca.
  • Secondo voi, quali sono le differenze che ci sono tra la musica africana e la musica italiana o del resto del mondo?
    La domanda è molto vasta perché l’Africa essendo un continente (non un paese come alcuni credono) ha già in suo seno un gran numero di differenze e ricchezze. Ci sono una marea di sonorità diverse legate agli svariati popoli e etnie del continente. Comunque, volendo fare una grossa generalizzazione direi che una delle differenze maggiori è legata alle variazioni ritmiche, molto più sviluppate sul continente, tanto che molti popoli hanno codificato le frasi ritmiche come si potrebbe codificare una lingua. Detto questo, esempi di un tale sviluppo ritmico si possono trovare anche in altre parti del mondo, come per esempio in Giappone, dove i ritmi ternari dei grossi tamburi tradizionali sono vicinissimi ai ritmi del nord del Senegal (il sabar). C’è anche da dire che la musica africana ha influito enormemente su praticamente tutte le musiche moderne del mondo (dal blues, al jazz, al rock, etc.) e che quindi la creazione musicale ovunque è un dialogo continuo…
  • Il vostro nuovo singolo s’intitola “Garab” volete raccontarci di questo brano? Com’è nato e di cosa parla?
    Garab in Wolof vuol dire albero e allo stesso tempo medicina. Questo per rilevare l’importanza degli alberi per l’ecosistema in generale, e per gli esseri umani nello specifico (qui fra l’altro la medicina delle piante è ancora molto usata). Il brano è nato grazie ad un partenariato con l’Oceanium di Dakar, un organizzazione ambientalista locale, che ci aveva contattato per comporre una canzone che potesse accompagnare la loro iniziativa annuale di riforestazione. Essendo noi già abbastanza attivi per la causa ambientale, ci hanno invitato a nozze! Abbiamo quindi contattato il nostro amico Mao Sidibe, con il quale avevamo già lavorato su alcune produzioni video, per produrre il videoclip e poi ci siam detti che sarebbe l’occasione perfetta per fare il featuring che volevamo fare con lui da tempo. Il brano mette appunto l’accento sull’importanza di piantare alberi – per la pioggia, per la sopravvivenza di specie terrestri e marittime endemiche, per la cultura, etc. – e di come sia la responsabilità di ognuno di preservare il proprio ecosistema. E un brano soprattutto per i giovani in Senegal (e nel mondo) ed è anche la colonna sonora della grande iniziativa di riforestazione che ha luogo qua ogni anno. L’anno scorso l’Oceanium hanno ripiantato più di 2000 ettari di mangrovia e quest’anno, accompagnati da Garab, cercheranno di fare ancora meglio!
  • Scrivici la frase che ha più importanza di questo brano e, se vuoi, spiegaci anche il motivo.
    “C’est sur cette terre, que nous cultivons, faut la respecter, pour exister”, che vuol dire “è su questa terra che coltiviamo, bisogna rispettarla per esistere”. E una frase semplice, quasi banale, però riassume bene il concetto : dal momento che siamo dipendenti della terra per la nostra propria sussistenza, se vogliamo continuare ad esistere dobbiamo poterla rispettare. Non c’e’ molto da aggiungere. Come diceva un saggio capo Nativo Americano : “quando avranno tagliato ogni albero, inquinato tutte le acque, e reso l’aria irrespirabile cosa faranno ? Mangeranno banconote ? ”, o giù di li. E una questione di logica…
  • Questo brano, come dimostra anche il videoclip, è stato realizzato con l’associazione ambientalista “Oceanium” di Dakar, com’è è nata questa collaborazione?
    Alcuni membri dell’Oceanium, che ci conoscevano di già, hanno avuto l’idea di far comporre un brano per accompagnare la riforestazione annuale. Ci hanno quindi contattato per sapere se la cosa ci interessava e le cose sono poi avanzate abbastanza in fretta, dato che eravamo tutti sulla stessa lunghezza d’onda

    Iscience en concert au Phare des Mamelles le 27 juin 2019.
    ©Sylvain Cherkaoui
  • Quale consiglio daresti a coloro che vogliono fare musica al giorno d’oggi?
    Direi loro di credere in loro stessi, di credere nei loro sogni e di darsi la possibilità di realizzarli. Di continuare ad imparare ogni giorno con gioia e curiosità e di lasciarsi guidare dall’istinto…
  • Per quale motivo le persone dovrebbero ascoltare questo nuovo brano?
    Perché ne hanno voglia! Scherzi a parte c’e’ una bella energia nel brano e nel clip, che a quanto pare mettono di buon umore, quindi se volete un po’ di onde positive non esitate!
  • Mandate un messaggio a coloro che vi ascolteranno/leggeranno…
    Ognuno di noi può avere un impatto positivo sul mondo, anche se questo può sembrare piccolo, avrà sempre la sua importanza, quindi, qualsiasi cosa facciate, abbiate fiducia in voi stessi e nel vostro valore e non permettete a nessuno di scoraggiarvi nel vostro cammino di vita!
  • Siamo arrivati a fine intervista… Domanda a scelta.
    C’è qualcosa che non ti ho domandato ma che avresti voluto ti chiedessi? Puoi farti una domanda e risponderti.
    Credi nei miracoli ? Si

 

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