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Una nuova recensione scritta da Massimo Comi, oggi racconta dell’ultimo inedito di Vi Skin, intitolato “Nei guai”. Uno scritto tutto da leggere per comprendere, forse, meglio il significato o quanto meno il punto di vista del nostro Massimo. Ascoltate tutti il brano.

Ascoltando la vocalità che Vi Skin riesce ad esprimere in questa sua nuova canzone mi sono venute in mente due delle più grandi interpreti della musica italiana, a cui lei secondo me può essere avvicinata, per la capacità di modulare la voce e darle sfumature diverse nell’ambito di un certo brano. Queste due interpreti sono Giorgia e Elisa, che costituiscono la crema del cantautorato femminile italiano, anche se, soprattutto nel primo caso, la complessità e la caratterizzazione delle canzoni eseguite non sono delle più elevate.
Ciò che conta, comunque, è che la voce della nostra cantante sia in grado di reggere il confronto con due “mostri sacri” della musica italiana femminile, che hanno portato il bel canto come eredità fondante della loro presenza.
La canzone si apre con le note malinconiche di un pianoforte, che fanno da sottofondo ad un’analisi che Vi Skin compie sulla propria interiorità, affermando che sta vivendo una situazione che non è affatto soddisfacente e gioiosa, ma che si perde nelle domande che lei si fa, con un cuore che non emana calore, ma che si sente freddo come il ghiaccio. L’artista vorrebbe dunque scrollarsi di dosso quella rabbia con cui si ritrova a convivere, una rabbia che nasce anche dal sentimento che prova guardandosi dentro e sentendosi sfuggente, tanto da portare la cantante a chiedersi dove mai lei possa andare, con quello sguardo interiore così penetrante da metterla nei guai, perché in grado di creare un confitto proprio dentro di lei.
Qui emergono quindi tutte le insicurezze insite nel rapporto raccontato nel brano, che è poi quello con sé stessi: la nostra artista si domanda se crede e vede che non c’è nulla che non vada in lei; è sufficiente guardarsi per poter capire questa cosa fondamentale.
Il brano procede poi con una rivelazione sull’amore: chi scappa non può trovare la pace del cuore; se proprio si vuole fuggire, lo si faccia con una versione di sé che si ama.
La richiesta della nostra cantautrice a sé stessa è sempre uguale e si ripete di nuovo: perché non smette di scappare e comincia a parlare un po’ di sé, a parlare con il proprio intimo? Aggiunge che non è facile per lei affrontare questa situazione, ma che comunque l’unica cosa che desidera è stare bene con sé stessa e ripete questa affermazione molte volte, per ribadire il concetto e sfogare la rabbia e l’insicurezza che ha dentro: desidera ardentemente una versione di sé stessa che sappia donare amore a chi la circonda.

Si tratta quindi di un viaggio all’interno delle incertezze e delle insicurezze che la nostra interprete vive nel rapporto con la propria interiorità, che si guarda dentro e cerca di esternare la rabbia e il risentimento che prova, cercando di spiegarsi in tutti i modi che conosce, per convincersi che ha un conflitto che le lacera il cuore, causato dallo sguardo che lei rivolge a sé stessa, che la mette in difficoltà, perché a mio parere riesce a far emergere tutte le contraddizioni che la nostra Vi Skin trova dentro di sé se opera un’analisi della propria interiorità. Abbiamo uno sguardo talmente penetrante che riesce a far emergere tutti i contrasti, tutta la rabbia e tutto il risentimento che lei cova dentro di sé e su cui si arrovella, senza trovare una reale soluzione, ma facendosi molte domande, quasi implorando, perché le sembra di non vedere la situazione come veramente è, di non accorgersi che ha davanti una persona che soffre e che chiede di mitigare le proprie sofferenze.

La vocalità di Vi Skin, come detto, è molto efficace nel disvelare completamente il conflitto in cui si trova immersa, perché sa modularsi e sa assumere molte sfumature diverse, dalla dolcezza, all’aggressività, allo struggimento, fino alla rabbia.
E’ secondo me significativo il finale della canzone, in cui l’artista non riesce più a tenere nascosto dentro di sé quello che prova e quello che vuole, dicendo e ripetendo molte volte che tutto ciò che desidera è essere la migliore versione possibile di sé.
Questo brano mostra a mio parere una delle verità insite nell’amore, che cioè bisogna avere coraggio, non bisogna scappare davanti a ciò che si prova e alle persone che si amano, ma è necessario esternare verso di loro tutto quello che si sente dentro, sfogando tutto il risentimento che assale e divora dall’interno il cuore e l’anima.

Alla fine ci resta un buon brano di pop melodico, con uno sfondo di pianoforte, arricchito da uno strato superficiale di elettronica e da una ritmica che si fa sentire veramente solo in alcuni tratti della canzone, quelle in cui Vi Skin sfoga verso l’esterno tutto quello che sente dentro e che non riesce più a tenere per sé.
Le domande che pone a sé stessa, facendo quasi un esame di coscienza, vogliono liberarla da tutti i crucci che la assillano e non la fanno star bene.
La nostra cantautrice mostra sicuramente una vocalità già matura, in grado di svariare fra molteplici tonalità e molte sfumature: è quindi pronta per affrontare prove vocalmente più impegnative, anche se in alcuni tratti la canzone che mi trovo a recensire le consente di mostrare già tutta la sua bravura e tutta la sua elasticità.
Siamo quindi in presenza, come detto, di un viaggio interiore, che cerca di scoprire cosa non va in sé stessi per capire cosa non funziona nel rapporto con gli altri: la prima strofa è emblematica in tal senso, con la rappresentazione del gelo e della rabbia presenti nel cuore di Vi Skin, che solo con lo sviluppo completo della canzone sembrano alleviarsi un po’, ma non risolversi del tutto.
Per poter amare e comprendere gli altri, è necessario prima comprendere e amare sé stessi, attraverso un percorso e un viaggio interiore che può rivelarsi molto doloroso, ma necessario.
Solo una piena conoscenza di sé, delle proprie paure e insicurezze, può portare a una piena conoscenza dell’altro e delle sue esigenze: per questo Vi Skin pone insistentemente delle domande a sé stessa, in un percorso interiore e introspettivo non screvro da difficoltà.
Sono curioso di sapere se questa canzone avrà un seguito, per capire come si sarà evoluto il rapporto con la propria interiorità che in questo brano appare problematico e irrisolto: magari in una delle prossime fasi della sua vita, la nostra artista avrà acquisito una maggiore consapevolezza e potrà scrivere di aver finalmente capito e compreso quel misterioso e allo stesso tempo intrigante mondo dell’amore.

 

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