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Oggi Massimo Comi, nella sua recensione, ci parlerà del nuovo inedito del gruppo fusion resendente in Senegal, I-Science. Leggete tutto per conoscere il suo pensiero su questo brano, le sue sensazioni, emozioni e il suo punto di vista.


Devo ammettere che, al primo ascolto, questo brano, intenso e molto appassionato, riesce a spiazzare.
In esso si sviluppano progressivamente diversi stili musicali e ritmi, sia più moderni che appartenenti alla tradizione africana.
Si parte con un’introduzione di pianoforte, accompagnata da una voce tipicamente black, che tocca le corde del cuore, con la sua interpretazione e la sua capacità di mettere a disposizione di tutti la propria anima ed il proprio sentire.
Successivamente, fanno il loro ingresso la chitarra elettrica e la batteria, che contribuiscono a dare una spinta iniziale alla canzone, aumentandone ancora di più l’intensità e la capacità di colpire l’ascoltatore.
Poi, lo stile del brano muta un’altra volta, perché la chitarra elettrica viene sostituita dalle tastiere, ed il ritmo del cantato e della linea melodica subisce un’ulteriore impennata, diventando a tratti trascinante.
Ma la varietà di questa canzone non viene evidenziata solo dalla grande complessità della sua strutturazione, ma anche dalle lingue con cui viene cantato, un misto di inglese e Wolof (uno degli idiomi del Senegal), che si alternano, interscambiano e intrecciano negli oltre quattro minuti di durata.
Un elemento che amo in questo brano sono le voci, soprattutto quella principale, calda, avvolgente, intrigante, dai toni molto rilassanti, in grado di cullare l’ascoltatore, dandogli prima una rassicurazione e poi una spinta a fare della propria vita un sogno realizzato.
Dico questo perché il significato del titolo è “Si raccoglie ciò che si semina”, e la canzone parla proprio di questo, cioè della forza di volontà necessaria per affrontare pienamente la vita e realizzare i propri sogni, grandi o piccoli che siano. Significativo in questo senso è il video della canzone, con una bambina che spruzza delle bolle di sapone attraverso una pistola giocattolo sui vari componenti del gruppo, facendogli ritrovare il sorriso e spingendoli a raccogliersi tutti insieme verso uno sforzo comune, quello cioè di ritornare ad avere delle spiagge libere e non private nel loro Paese, il Senegal. Il brano è dunque anche legato ad un’importante iniziativa sociale e per questo motivo assume ancora una maggiore rilevanza.
Il titolo della canzone, soprattutto a metà e verso la fine, viene ripetuto con forza varie volte, quasi fosse un incitamento o un coro da stadio: questo non fa altro che sottolineare l’importanza che ha per il gruppo ribadire il concetto che ciò che si fa prima nella vita determina ciò che si raccoglie poi, e che bisogna sempre avere la forza di inseguire i propri sogni, senza pensare che sia impossibile realizzarli.
Una vita senza ideali non vale la pena di essere vissuta: vivere intensamente significa unire le forze con chi ci circonda per arrivare a creare qualcosa di grande, che risulta dalla somma degli sforzi di ciascuno.
Sempre nel video, a poco a poco, tutti i membri del gruppo salgono su un carro trainato da un cavallo, per recarsi alla spiaggia che sarà il logo in cui terranno il loro concerto, prendendo metaforicamente e concretamente a calci ogni cartello che limiti la libertà di ognuno di usufruire della bellezza della natura, del mare e dello stare insieme senza vincoli di sorta.
Forse anche noi, nel nostro piccolo, dovremmo salire sul nostro carretto tutti insieme, specialmente in un momento difficile come questo, ritrovando il sorriso e la gioia di unirsi per fare ciò che più si ama, per abbattere le barriere ed i confini, che ci costringono a restare fermi dove siamo e a non fare nulla per cambiare le cose.
Questo invito che rivolgo alle persone va considerato ovviamente nel rispetto delle regole che ci vengono giustamente imposte, per salvaguardare la nostra vita e quella degli altri.
Sono convinto che, se c’è la volontà, si può riuscire a dare il proprio contributo anche in mezzo alle restrizioni, creando momenti di socialità che si sviluppino in modo diverso.
Una scena che mi è rimasta impressa del video della canzone è quella in cui tutti i membri del gruppo dormono, circondati dalle bolle di sapone: non per nulla abbiamo parlato di sogni da realizzare, e i sogni ci raggiungono anche e soprattutto quando dormiamo.
Il video mostra l’ensemble musicale mentre svolge lavori umili, per sottolineare il grande e silenzioso contributo che danno i piccoli lavoratori al proprio Paese: mentre lavorano nel loro piccolo, pensano e sognano in grande, tenendo i propri sogni nel cassetto, convinti che un giorno potranno realizzarli, realizzandosi a loro volta come individui.
Secondo me è molto bella l’articolazione del video, perché mostra il mutamento delle emozioni che avviene nei protagonisti del brano: prima sono stanchi per il lavoro che stanno facendo, poi ritrovano il sorriso, successivamente si addormentano per trovare ciascuno il proprio sogno e infine si uniscono, per dimostrare che l’unione fa la forza e può cambiare ciò che sembra immutabile.
L’articolazione stessa del video è un riflesso dell’articolazione della canzone di cui ho parlato all’inizio, che vive momenti diversi e vede il progressivo ingresso di differenti strumenti, oltre all’incremento della velocità e del ritmo del brano stesso, che diviene sempre più trascinante e coinvolgente.
Molto azzeccata poi, secondo me, è la parte finale del brano, che vede un rallentamento dei ritmi ed un ritorno all’accoppiata pianoforte-voce, quasi a chiudere un cerchio con l’intro e creare un circuito virtuoso che ha un inizio e una fine: l’ascoltatore viene cullato quindi sia all’inizio che alla fine del brano, perché se si viene cullati è più facile fare dei sogni e credere nella loro realizzazione.
Ho sempre amato la contaminazione tra stili e linguaggi diversi, e credo che in questa canzone ci siano entrambi: mi piace quindi passare dalla delicatezza dell’inizio al ritmo della parte centrale, per poi arrivare di nuovo alla delicatezza della parte finale. Mi piace anche il suono delle tastiere, che accompagna la voce quando si fa più dura e stentorea, con il suo avvertimento accompagnato dal ritmo incalzante: ciò che semini, raccogli, che può essere interpretato come l’invito a sognare bene, in grande, perché ciò che si cerca con una ferma convinzione può essere sempre raggiunto.
Parliamo quindi di un brano che vuole infondere fiducia in sé stessi e che a mio parere, nel suo sviluppo, riesce pienamente nell’intento.


I-Science – Dieuf Dieul (Official Video)

https://www.youtube.com/watch?v=_8ASsZdW59Y


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