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Un’altra recensione del nostro amico, Massimo Comi, oggi si cimenta in un rap melodico di un giovane artista romagnolo, Saimon Sail. Una lettura imperdibile, per capire meglio il brano e conoscere questo artista che secondo noi, farà strada.

Fin dalle prime note della canzone si intuisce la passione del nostro artista per il mondo americano del rap, con una base che solitamente si sente appunto all’interno delle canzoni di quel genere d’oltreoceano.
I contenuti sono quelli tipici di una canzone rap, che racconta fatti di vita vissuta: in questo caso, abbiamo una storia d’amore piuttosto complicata, della quale l’autore cerca di rimettere insieme i pezzi.
Nonostante il titolo del brano, appare quindi come “cool” la scelta delle sonorità, della base musicale, che va a rivaleggiare come detto con ciò che si può trovare in terra americana.
L’atmosfera che si viene a creare è quindi molto sciolta, molto scorrevole e rilassata, anche se il testo mostra una certa tensione, pur con il tentativo di Saimon di rimettere le cose a posto, di far capire alla propria lei com’è realmente la situazione.
Il testo parte con un’affermazione identitaria, cioè con il fatto che all’artista piaccia il mistero, che è poi secondo lui ciò che quella che può essere considerata la sua ragazza non sa: fa anche un esempio per comunicare il significato di questa stessa affermazione, dicendo che ama le persone che sorridono nonostante siano piene di guai. Probabilmente tutto ciò nasconde una certa incredulità sulla capacità di queste persone di fronteggiare una vita difficile, sia un senso di ammirazione per quello che riescono a fare.
Saimon prosegue dicendo, sull’onda del mistero, di aver nascosto certe cose che la sua lei non riuscirà a trovare, facendo poi un’analisi tanto spietata quanto veritiera sulla vita di ciascuno di noi: ci troviamo infatti a vivere immersi nella Rete, sempre connessi, ma poi moriamo offline, nel mondo reale, quello vero e non idealizzato come nel Web.
L’artista mostra poi un certo coraggio, invitando l’altra a bruciare i suoi testi se non le piacciono: credo che “g” possa essere una specie di nomignolo, di soprannome, con cui Saimon si rivolge alla sua interlocutrice, alla maniera americana. Il fatto che lei possa calpestargli i piedi non lo preoccupa più di tanto, perché sente di non avere nemici: in questo verso, riappare la passione per la cultura americana dell’autore, perché è scritto in inglese.
Lui sa di non essere creduto quando dice di stare con le persone più umili, che io considero le migliori: lei ne dubita, allora lui la invita a continuare a illudersi.

Secondo Saimon, cosa che condivido, la vita è una sorpresa continua, è come lanciare i dadi: c’è poi un quello che sembra un atto di accusa verso alcune persone, di cui non fa i nomi, che comunque non ha scordato. Egli dice di trascorrere il suo tempo come se fosse un’ora d’aria con i confinati, e qui ritorna il tema della preferenza per gli umili: sente di aver fatto un salto nel futuro, forse perché secondo lui le persone più ai margini saranno poi quelle che alla fine sopravviveranno. Il salto è stato comunque fatto con i piedi legati, perché si è trattato di un grande rischio.
Poi è presente un intercalare, “bang bang”, che richiama un po’ le faide americane fra East Coast e West Coast, che hanno segnato gli anni ’90, con vittime illustri.
Saimon ha fatto un giuramento, quello cioè di rimettere a posto tutto quello che si è incrinato: fino a che non ha raggiunto questo obiettivo, non ha intenzione di fermarsi.
Quindi arriviamo ad un verso che fa del mistero citato all’inizio la sua matrice: l’artista dice di aver pregato che un bel giorno loro due conteranno degli zeri al posto delle lettere. Il significato di questa affermazione va forse un po’ in controtendenza con quello che vuole fare Saimon, cioè ricostruire il rapporto, dicendo appunto che la sua speranza è quella di vedere una serie di zeri al posto di tutte le lettere che si sono scambiati, probabilmente via cellulare: forse però lui vuole dire che preferirebbe che le chiacchiere si riducessero a zero, per tornare insieme, senza troppi discorsi di contorno.
Poi parte quello che sembra essere il ritornello della canzone, il cui accompagnamento melodico si fa ancora più “smooth”, nel quale accusa la propria lei di non dire cose “cool”, che il suo atteggiamento non gli piace, che non ci si comporta così. Lei non può pretendere di parlare in un certo modo solo perché è la sua ragazza, cosa che però sembra essere concessa agli altri.
Saimon sente poi che gli manca un po’ il fiato: ha intenzione di mettere le sue forze residue in un take, in una incisione di un brano, invitando lei a scrivergli quando è a casa e sta bene. Contemporaneamente, sente che la sua mente è un po’ confusa, piena di pensieri, che non sono solamente i suoi, e percepisce che sta arrivando la sua occasione, ma che non riesce a trovare l’uscita giusta per prendere l’aereo.


E’ comunque convinto di avere buone intenzioni, e ne chiede conferma alla sua lei, che vede un po’ preda dell’illusione, visto che vorrebbe che i fiori crescessero senza avere radici. La speranza, soprattutto quando è falsa, è come una droga nel cuore delle persone, quando chi si ritiene un vero amico alla fine non lo é.
Saimon fa poi un altra raccomandazione alla propria lei, dicendole che cerca di addormentare il dolore che sente dentro, più lo incrementa, parlando poi un po’ della propria vita, in cui ha girato un po’, ha perso dei chili, ha tenuto gli occhi chiusi per troppo tempo facendo finta che non stesse succedendo nulla e adesso non riesce più ad aprirli.
Successivamente, fa un’ammissione di colpa, dicendo che ha fatto scene inutili, che hanno spinto la sua lei a dargli del pazzo, cosa a cui lui rispondeva dicendole di trovarsi qualcun altro, se non provava più nulla per lui.
Poi, la canzone si conclude ancora con la parte che fa da ritornello, con il giuramento di mettere tutto a posto, con la speranza di contare zeri al posto delle lettere, con la convinzione che quello che lei dice non è “cool”, che non può comportarsi così solo perché dovrebbe essere la sua lei.
Cosa dire quindi? Sicuramente il nostro Saimon ha un bel flow, molto sciolto e stuzzicante, attraente: sa destreggiarsi molto bene fra i versi, senza incertezze e senza mai incepparsi. Queste sono secondo me le qualità principali che deve avere un buon rapper, oltre a quella di scrivere testi importanti, pesanti, che parlino della vita di ogni giorno, dei suoi problemi e delle sue incertezze, ma anche delle sue gioie.
Mi ha colpito l’utilizzo abbastanza frequente di espressioni in inglese, segno che, come detto, l’artista ha una grande ammirazione per gli artisti d’oltreoceano.
Scrivere la recensione di un brano rap è sempre difficile, perché i testi sono spesso criptici e nascondono più significati, potendo essere interpretati da ciascuno a suo modo: l’interpretazione giusta la può sapere solo l’autore, chi scrive la recensione può dare la sua versione, che può essere giusta o sbagliata, condivisibile o meno, ma comunque di valore, perché ha dietro di sé un pensiero.
La base musicale non è un vero e proprio beat, ma una serie di “echi” elettronici, che creano un atmosfera, come detto, ovattata, in un certo senso rallentata, compressa, che dà modo di correre con i pensieri, con le sensazioni e le emozioni: sicuramente, ci sono molti elementi su cui riflettere, e questo secondo me è un po’ quello che deve provocare una canzone rap ben fatta.
Il rap è un genere che stimola la mente, anche se magari non piace a tutti, come è normale. Io sinceramente ammetto che non è il mio genere, ma che riesco ad apprezzare una canzone quando è ben fatta, riconoscendone il valore e il peso: questo mi sembra proprio uno di quei casi, con un testo che scorre fluido e viene arricchito da alcune espressioni gergali, che ne ampliano il significato e inducono l’ascoltatore a pensare.

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