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L’intervista di oggi è ad un giovane rapper romano, con dei principi fondamentali e oggi possiamo scoprire qualcosa in più su di lui e sulle sue passioni.
Lui è Blutasky, trovate la sua musica nelle nostre playlist e su tutti i digital store. 

Ciao Massimo, benvenuto sulle nostre pagine… è un piacere farti questa intervista; noi ci conosciamo già, grande stima per te e la tua musica. Raccontati brevemente… chi è Blutarsky?
Blutarsky è un’entità che attinge molto dalla persona che l’ha creato e dalle sue passioni, Massimo, tuttavia cerca di avere un carattere, un’identità propria. Blutarsky non ha paura di esporre un pensiero, di parlare di certi argomenti e di esporsi in generale, fattori di cui Massimo si preoccupa maggiormente. Le due personalità si completano.

Come nasce il tuo nome d’arte, quale significato ha?
Il mio nome d’arte deriva John “Bluto” Blutarsky, un personaggio del film “Animal House”, del quale mi rivedo nel carattere, sopratutto la perseveranza, la genuinità, o la libertà di essere la persona che si desidera essere, nonostante il pensiero degli altri.

Quando ti sei approcciato a questo mondo?
Ho iniziato ad ascoltare Rap quando ero piccolo, per poi approfondire anche l’Hip Hop anni ’90, i fatti storici fondamentali del genere; dai 16 anni scrivo testi con costanza, fino ad intraprendere la strada musicale vera e propria


Il tuo nuovo singolo s’intitola “Game7” vuoi parlarci di questo brano? Com’è nato e di cosa parla?

Game7 è una traccia a cui tengo particolarmente, perchè ho voluto mischiare due mie grandi passioni, quali la musica e lo sport; avevo in mente da tempo di scrivere una canzone sul calcio o sul Basket. Questa gara 7 è l’ultima partita disponibile per le due squadre in gara, chi fa più punti, passa il turno, dunque gli schemi o le tattiche passano in secondo piano: questo concetto si può legare alla società moderna, non ci sono regole per raggiungere grandi ricchezze o la fama. La canzone, sempicemente, descrive una giornata, come un match contro le persone più spregevoli, i quali si curano solo dei propri interessi e non si fanno problemi a schiacciare o boicottare, chiunque metta a rischio il loro obiettivo. È una traccia volutamente dura, spartana, appunto per rispecchiare la rigidità di questo circolo vizioso.

Scrivici la frase che ha più importanza di questo brano e, se vuoi, spiegaci anche il motivo.
Due frasi possono riassumere questa canzone, “la gente cambia quando arriva la PS\potere e soldi, Zeno dipende dal Dottor S” la prima e “che succede amico, Bunny Bugs\basta poco per fare la storia, alla Muggsy Bogues”: nel primo caso, cerco di descrivere come una persona possa cambiare le proprie priorità, con l’arrivo di una sicurezza economica e simbolica, che però si ciba delle tue insicurezze; nel secondo caso, all’opposto, spiego come, senza giri di parole, basti davvero poco per lasciare un’impronta nella storia, come la perseveranza, la volontà, la sicurezza nei propri mezzi, il talento, nonostante i difetti che possono rallentarti, l’altezza nel caso di Muggsy.

Tra tutte le canzoni che hai scritto, ne hai una a cui sei più legato e per quale motivo?
Non è facile scegliere, tutte le tracce pubblicate in passato e in futuro, le considero come mie figlie, a cui voglio bene alla stessa maniera; se devo citare alcune canzoni che mi sono rimaste più nel cuore, potrei dirti “Solo tu”, oppure “Luna”, poiché è stata la fine di un tunnel, un periodo personale negativo, come Game7, ovviamente.
Per quale motivo fai musica? E cosa vuoi comunicare ogni volta che crei un nuovo brano?
Faccio musica, perché è quello che so fare meglio, basilarmente. Quando mi trovo in fase di scrittura, mi sento vivo, è il luogo dove posso stare in pace, nella mia pace, ecco. Personalmente, credo che fare musica, voglia dire vivere in simbiosi con qualcosa che non muore mai, quindi può darti solo gioia, solo vita. In ogni canzone, il punto principale è mandare un messaggio, non c’è mai un messaggio preciso che cerco di tramandare, più che un altro: non lo faccio solamente per differenziarmi, identificarmi con gli altri, perché ci sarebbe anche un secondo fine; lo faccio perché è il mio modo di comunicare, non voglio soffermarmi sui temi frivoli che affrontano altri artisti, nemmeno cantare la solita frase motivazionale, che secondo me non sono altro che frasi di circostanza. Credo fortemente nella musica e nella libertà che ti lascia in quello che vuoi produrre, quindi perché non avere una visuale più larga, o più acuta, profonda?

Per quale motivo dovrebbero ascoltare la tua musica, cosa pensi di avere di diverso dagli altri?
Penso che le persone dovrebbero ascoltarmi, perché cerco di introdurle in un’esperienza totale, sia visiva che uditiva, dentro ogni canzone: riprendendo la domanda precedente, cerco sempre di mandare un messaggio, che provo a dettagliare con immagini visive molto precise, ma dirette, comprensibili; la metrica più complessa e spessa, dà un tono “thriller” alla traccia, che secondo me cattura l’attenzione. infine, mi ritengo una persona estremamente perfezionista, almeno in campo musicale, quindi anche la cura del più piccolo dettaglio è un punto molto importante del mio stile di scrittura.

Quali sono i tuoi artisti di riferimento?
I miei artisti di riferimento sono sempre stati J Ax ed Eminem, da cui ho preso spunto per questa sorta di “divisione” di ruoli, tra Massimo e Blutarsky, riferito alle due personalità di Marshall Mathers, Eminem, appunto, e Slim Shady. Più nel dettaglio, dal punto di vista produttivo, ho 5 – 6 artisti italiani di riferimento, che considero dei professori ed ogni loro nuova produzione, è una lezione da studiare: potrei citare Clementino, Ensi, En?gma, Guè Pequeno e Marracash. basilarmente, i miei punti di riferimento fanno parte del Rap, ma non vuol dire che non debba prendere largo spunto anche da altri generi musicali e dai loro cantanti, come Vasco Rossi, Lucio Dalla ecc.


Siamo arrivati a fine intervista… Domanda a scelta.
C’è qualcosa che non ti ho domandato ma che avresti voluto ti chiedessi? Puoi farti una domanda e risponderti.
Probabilmente una domanda semplice, quanto difficile per una risposta, ossia
“in che momento del futuro, puoi pensare di avercela fatta nella musica?”
E la risposta che darei è forse mai, perché è un concetto relativo, non dipende tanto dagli obiettivi che ti poni, piuttosto da come ti fa sentire un determinato risultato; mi autocito da Game7, “…non sa che vince chi sorride pure terzo o quarto”, perché non credo sia così strano che l’ultimo posto sul podio, ti possa rendere più felice di quello più in alto di tutti.

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