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Oggi potete leggere l’intervista a Jacopo Ratini, l’artista è con noi per parlarci del suo ultimo brano “Carta da parati” disponibile su tutti i Digital Store e il videoclip è disponibile su YouTube.
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Ciao Jacopo, benvenuto sulle nostre pagine…è un piacere farti questa intervista. Che momento è questo per te? Con che stato d’animo stai vivendo la nuova uscita?
È un momento molto bello. Adrenalinico per l’esattezza. Sono tornato a pubblicare dei brani dopo più di tre anni e la gioia di constatare che c’è sempre un pubblico attento nei confronti di ciò che scrivo e produco è stata davvero grande. Sono grato di tutto ciò.

Al contrario di tanti colleghi non hai un nome d’arte, col senno di poi sei contento di aver fatto questa scelta?
Io faccio parte di quella scena cantautorale che ci metteva la faccia con un nome e un cognome. È sempre stato il modo più semplice ed immediato per farsi riconoscere.
Non ci sono filtri, né artifici. La prova del nove per capire se un nome e un cognome funzionano artisticamente è pronunciarli ad alta voce. E a me è sempre piaciuto molto il suono che fanno insieme.

Quando ti sei approcciato al mondo della musica e dell’arte in generale?
Ho iniziato a scrivere canzoni al liceo, più o meno tra i 15 e i 16 anni.

Il tuo nuovo singolo s’intitola “Carta da parati” vuoi parlarci di questo brano? Com’è nato e come mai hai scelto di raccontare i sentimenti di un padre in attesa di un figlio?
“Carta da parati” è una canzone che ho scritto in due tempi. La strofa e il pre-chorus sono nati alla fine del primo lockdown, in modo spontaneo, senza un argomento prestabilito da trattare. Il ritornello invece l’ho scritto in un secondo momento, a distanza di una ventina di giorni, su una struttura e una tematica già definite, su cui lavorare.

Scrivici la frase di questo brano per te più importante e, se vuoi, spiegaci anche il motivo.
“Quest’arte di essere felici senza un libretto d’istruzioni, ma con i cuori appiccicati come carta da parati”. Questa frase nella sua semplicità racchiude la mia idea di amore e di famiglia. Sentirsi felici, quando si vive l’uno accanto all’altro, senza troppe spiegazioni o regole matematiche.

Ora pensa alla prima canzone che hai ascoltato di un altro artista? Quali ricordi ed emozioni ti suscita?
T’innamorerai di Marco Masini. Avevo dieci anni. Il testo, la melodia l’arrangiamento e quel modo di cantare così diretto e graffiante. È stato un pugno nello stomaco a livello emotivo. E lo è tutt’ora ogni volta che mi capita di riascoltarla.

Se la musica di Jacopo Ratini fosse un fenomeno naturale, per te quale sarebbe? E perché?
Per me scrivere canzoni è paragonabile a un’alba. Un risveglio. Il passaggio da qualcosa che è ancora oscuro dentro di me (la notte) a qualcosa che si materializza di fronte ai miei occhi e alle mie orecchie (la luce del giorno).

C’è qualcosa in quello che fai che ti differenzia dai tuoi colleghi?
La tenacia, la coerenza e la profonda ricerca del senso delle cose.

Quanto del tuo background musicale è presente nel tuo progetto?
Nelle mie canzoni è presente il mio vissuto. Dalla laurea in psicologia alle mie storie d’amore, dalle vittorie alle cadute. Ci puoi trovare tutta la gavetta che ho fatto e che continuo a fare a partire dal 2007 ad oggi. C’è un mondo di contaminazioni artistiche, umane ed emotive dentro ad ogni mia canzone.

Siamo arrivati a fine intervista… Domanda a scelta.
C’è qualcosa che non ti ho domandato ma che avresti voluto ti chiedessi? Puoi farti una domanda e risponderti.
Sei felice dell’artista che sei diventato in questi 13 anni?
Decisamente. Sono fiero ed orgoglioso del mio percorso musicale e dell’impronta che, nel mio piccolo, sto lasciando all’interno del mondo cantautorale.

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Sara Salaorni 
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