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Un giovane artista, Pelu, un giovane rapper napoletano oggi è con noi per raccontarsi e raccontarci la sua musica, i suoi scritti e un pezzetto di sé.
Soprattutto, presenta il suo inedito
“Piccerella”, un po’ in italiano e un po’ in dialetto .

Ciao Pelu, felici di farti questa intervista.
Iniziamo subito presentandoti ai nostri lettori, raccontaci brevemente la tua storia.
– Chi è e cosa fa Pelu?
Ciao a tutti, Pelu (che nell’arte della vita si chiama Luca Pennacchio) è un ragazzo di 21 anni, che studia lettere moderne all’università di Napoli “Federico II” e che scrive dai primi anni dell’adolescenza, da un po’ di tempo ha deciso di trasformare ciò che scrive in musica e di smettere di immaginarsi un futuro già scritto.

  • Quale significato è nascosto dietro il tuo nome d’arte, appunto, Pelu?
    Il mio nome d’arte è semplicemente un gioco di parole sulle lettere iniziali del mio cognome e del mio nome, appunto PEnnacchio LUca, da cui Pelu. Forse dovrei inventarmi una storia più interessante… posso dire però che in francese “Pelu” indica colui che ha tanti capelli… e in effetti io ho tanti capelli!
  • Quando ti sei avvicinato al mondo della musica e in particolar modo al rap, e per quale motivo?
    Ho ascoltato, in diverse fasi della mia vita, tutti i generi musicali, ma quello che mi ha rapito completamente è stato il rap, che accompagna le mie giornate da veramente tanti anni. La mia musica nasce dalla passione per questo genere ma soprattutto dalla scrittura, che è il punto da cui parte il processo creativo; ho sempre scritto per costruirmi una corazza, per rifugiarmi e ad un certo punto ho sentito l’esigenza di trasformare ciò che scrivevo in musica, di dare voce ai miei versi e farli sentire a tutti.
  • Il tuo ultimo singolo s’intitola “Piccerella” vuoi parlarci di questo brano? Com’è nato e di cosa parla?
    Piccerella è un inno alla speranza, al non arrendersi alla tristezza e alle difficoltà della vita, ma di aggrapparsi all’amore e a ciò che si ha di positivo. È un pezzo figlio della mia difficoltà di scrivere d’amore (o ami o scrivi d’amore), e della mia voglia di sfidare i miei limiti. Ho cercato di rappresentare l’amore in modo diverso e in modo universale.

  • “Piccerella” è un brano in dialetto napoletano, una scelta pensata o istintiva? Ormai sta andando di moda…
    È stata una scelta istintiva, non so se scriverò di nuovo in napoletano, ma non sarei riuscito ad esprimere quei concetti in modo diverso. Io sono innamorato del napoletano, per la poesia di cui questa lingua è impregnata e inoltre secondo me, il tema si adattava molto a una città come Napoli, che ha bisogno ogni giorno di aggrapparsi a ciò che ha di bello.
  • Come ti descriveresti con una parola?
    Inadatto
  • Per quale motivo la gente dovrebbe ascoltare le tue canzoni?
    Dovrebbe ascoltarle perché potrebbe ritrovare sé stesso o la propria vita nei versi di un insicuro cronico.
  • Progetti per il futuro?
    Devo dare gli esami all’università! Ma oltre a tali imprese, continuerò a pubblicare un pezzo al mese fino a quando non riuscirò a riunire moltissime anime sensibili.
  • Ti piacerebbe partecipare a qualche talent? Se sì, quale sceglieresti?
    Non sono un grande fan dei talent, per citare De André: “non credo che i sentimenti possano essere soggetti al voto di una giuria”
  • Qual è la prima cosa che farai quando finirà questa pandemia che sta massacrando tutti?
    Darò un bacio a mia nonna e organizzerò una festa piena di abbracci.
    (che bella risposta)
  • Siamo arrivati a fine intervista… Domanda a scelta.
    C’è qualcosa che non Vi ho domandato ma che avreste voluto Vi chiedessi? Potete farvi una domanda e rispondervi.
    – Il più grande problema della scena musicale attuale?
    Oggi si tende a trattare la musica come un mezzo per arrivare a qualcos’altro, non si fa più musica per fare musica. Dovremmo cercare di ridare spazio all’arte e un po’ meno al profitto. La musica è il fine non il mezzo!


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