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Nuova intervista a Spuli, un nuovo artista rap del panorama italiano, un ragazzo e automaticamente un artista sensibile, e abbiamo avuto il piacere di avere con noi per fare una chiacchierata. 

Ciao Spuli, è un piacere intervistarti, ti abbiamo ascoltato su Senza Filtro Web Radio e siamo felici di questa chiacchierata.
– Raccontati brevemente per noi e per i nostri lettori?
Mi chiamo Paolo Dalle Vacche, in arte Spuli, ho venti anni e vivo a Parma. La mia personalità è caratterizzata da una grande sensibilità sviluppatasi in seguito ad alcune esperienze molto dolorose. Quei momenti mi hanno reso succube dei miei pensieri al punto che mi sento intrappolato nella mia stessa mente, la quale è diventata come una prigione. Io sono alla ricerca della via di uscita dalla cella che mi sono creato. Dunque all’interno dei miei testi descrivo le esperienze personali vissute nella speranza di trovare una scappatoia dalla prigionia oppure dei compagni di cella..

  • Come ti sei approcciato alla musica? Come hai iniziato il tuo percorso artistico?
    Il primo approccio con il mondo della musica è stato durante le elementari quando ascoltavo pezzi jazz e classici con mio nonno. Successivamente in prima superiore entrai in contatto con il rap grazie alle canzoni di Eminem che mi lasciarono senza fiato. Traducendo i testi dell’artista compresi come utilizzava il ritmo per esprimere se stesso. L’unione di quei due elementi mi lasciò particolarmente affascinato e iniziai a studiare numerosi pezzi, copiando e memorizzando rime del rap italiano. Poi mi misi in gioco. 
  • Raccontaci un aneddoto interessante o divertente legato alla musica…
    L’aneddoto legato alla mia esperienza musicale che vi racconterò è la prima volta che feci freestyle. Un giorno delle superiori mi ero recato nei bagni della scuola, con alcuni compagni di classe. D’un tratto uno di loro iniziò a rappare un paio di rime. Successivamente a giro gli altri ragazzi fecero di conseguenza. Io non l’avevo mai fatto e mi sentivo molto agitato, non sapevo cosa dire ma si stava avvicinando il mio turno. Ebbene il momento arrivò così iniziai a rappare le rime di una canzone senza fermarmi, convintissimo, con lo sguardo fisso a terra. Finito il freestyle i miei compagni erano tutti in silenzio che mi fissavano. Ammutoliti. Finchè uno osservò come quella che avevo rappato fosse una strofa di una canzone già esistente. Risero tutti perché avevo copiato le rime e io non praticai il freestyle per alcuni anni.

  • Parlaci del tuo progetto “Inverno” e se vuoi in modo particolare di “WOW”.
    “Inverno” è un Mixtape che contiene quattro pezzi, ognuno di questi rispecchia un aspetto della mia personalità. La traccia che apre il progetto è intitolata “WOW”, è la prima che ho registrato e quando l’ho pubblicata ricevette un ottimo riscontro dal pubblico per il suo ritmo potente e incalzante. La canzone ti sprona ad essere produttivo e a raggiungere il tuo obiettivo, qualunque esso sia. L’ho scritta perché desideravo che qualcuno mi dicesse “puoi farcela” in qualsiasi momento ne avessi bisogno. La seconda traccia è “SPU” che rispecchia il mio lato “ignorante” e libertino. La terza è “Fumo” che rappresenta il mio aspetto più freddo e pragmatico, in particolare mi sono ispirato alla serie “Peaky Blinders”. L’ultima traccia si chiama “Guarda La Notte” che tratta un argomento molto personale. 
  • C’è un brano che hai scritto a cui sei più legato? Spiegaci per quale motivo…
    Il brano a cui sono più legato è “Guarda La notte”. Il testo è caratterizzato da un argomento personale: l’esperienza di un lutto, partendo da quando si viene a conoscenza del fatto, per poi andare a parlare della rabbia, del dolore e della confusione. Dopo aver parlato di queste emozioni inizio a descrivere il momento in cui si realizza davvero l’accaduto, di come ci si sente persi, sconfitti e deboli prima di trovare la forza per rialzarsi e imparare a gestire la situazione. Il pezzo si conclude con dei ringraziamenti all’ascoltatore e la speranza di aver instillato più forza in quest’ultimo.

  • Scrivici una frase di un tuo brano che pensi sia più significativa, spiegandoci il perché e di quale brano parli.
    La frase a cui sono più legato è “Have you ever felt in the darkness?”, è stata la prima frase del primo pezzo, ad oggi inedito, che registrai. La domanda descrive perfettamente come mi sono sentito per diversi anni prima di iniziare a fare rap; è come se chiedessi all’ascoltatore un parere o un confronto, una ricerca di qualcuno che avesse provato quello che provo io, per sentirmi meno solo. Da quella frase è iniziato il mio percorso musicale perché mi ha permesso di comprendere me stesso e il motivo della mia dedizione verso il rap.

  • Come mai hai deciso di scrivere canzoni? Cosa provi quando scrivi un brano?
    Ho iniziato a scrivere canzoni perché questo mi permette di esprimere quello che penso senza essere giudicato. Se esprimo un concetto in un testo ma poi cambio opinione su esso posso cancellarlo o modificarlo, ho letteralmente carta bianca. Quando scrivo un brano mi concentro al massimo. Non so bene cosa accada nella mia mente in quel momento perché è come se andassi in uno stato di trans, e per questo non posso farlo in compagnia o in luoghi che non aiutano la concentrazione. Mi sento come se stessi cercando qualcosa e sono contento solo quando dopo numerose prove vedo che il numero di sillabe coincide col tempo della base, che il tutto ha un senso e risulta piacevole all’ascolto. La musica e la scrittura del testo sono le uniche cose che mi fanno sentire così appagato.

  • Come mai la gente dovrebbe ascoltare i tuoi brani?
    Io ritengo la mia musica unica rispetto a quella che viene prodotta dai maggiori esponenti della scena rap italiana per via delle diverse sonorità e delle tematiche che vado a toccare. Cerco di eliminare il più possibile gli eccessi, come i soldi e il lusso, che spesso vengono descritti nelle altre canzoni del mio genere perché sono argomenti che stanno iniziando ad annoiare tutti, sia gli artisti che gli ascoltatori. Inoltre cerco di scrivere i testi in maniera lineare per dare un senso compiuto, dato che ritengo essere il compito dell’artista quello di esprimere un messaggio attraverso la propria arte.

  • Dove ti vedi tra 10 anni?
    Tra dieci anni spero di avere una carriera musicale stabile, con una squadra di persone serie al mio fianco. Per allora desidererei che le persone conoscessero la mia musica immedesimandosi in essa, così da creare un forte legame con i miei fan. In questo periodo sto iniziando a mettere i primi mattoni per costruirmi un futuro musicale, e io lavoro sodo per permettermi di raggiungere questo obiettivo.
  • Siamo arrivati a fine intervista… Domanda a scelta.
    C’è qualcosa che non ti ho chiesto ma avresti voluto ti chiedessi? Puoi farti una domanda e risponderti.
    La domanda che mi vorrei fare è “che ripercussioni ha avuto questo percorso musicale su di te?”. Creare musica in maniera costante ti porta via molto tempo libero, soprattutto ad una persona come me che se decide di compiere un progetto lo deve portare a termine al meglio possibile. Per registrare i pezzi dovevo spendere ogni mese i soldi da me guadagnati, e spendere le settimane precedenti a ripetere diverse volte i testi per arrivare ben preparato, nonostante università o lavoro. Tutto ciò mi ha privato di molte cose, dato che ero sempre in camera mia a scrivere e provare, spesso andando avanti fino a tarda notte. Non ho mai avuto nessuno che mi spronasse ad andare avanti e ho dovuto rompere molti rapporti per permettermi il tempo necessario per fare ciò che amo. Nonostante questi disagi sono sempre andato avanti e vedere che i miei pezzi stanno piacendo al pubblico ripaga tutti gli sforzi.

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