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Continuano le interviste di casa PaKo Music Records, oggi siamo in compagnia di Al Vox, un artista genovese molto bravo e molto particolare, assolutamente da scoprire.

Ciao AL. Ben tornato sulle nostre pagine, questa volta come nostro artista e con un’intervista.
LA PRIMA E’ UNA VIDEO DOMANDA
Raccontati brevemente, salutando gli ascoltatori/lettori di PaKo Music.
Quali differenze ci sono da Alberto e il tuo personaggio AL VOX?
Cantaci e suonaci 30 secondi del tuo ultimo brano.

  • Qual è la cosa che ami di più della musica e nel fare musica?
    Rinnovo il mio piacere di essere qui, grazie davvero! Per me l’arte in sé è una religione che professo praticamente fin da bambino, difatti ho fatto il metodo Montessori. Amo la musica perché terapia dell’anima e me ne occupo proprio perché so che fa stare bene e mi fa stare bene. Io alla fine mi limito a vivere e ad esprimermi. Se qualcuno mi dirà o mi ha detto “Sei un artista”, beh, per me è un gran successo già così.
  • Secondo te, o secondo chi ti sta vicino, cosa ti differenzia da tutti gli altri artisti?
    Chissà, forse nulla, forse tutto. Ma posso solo dire che ho avuto più difficoltà rispetto ad altri colleghi (seppur non possa dire che non abbia un seguito e soddisfazioni come con voi ora) perciò ho dovuto tirare fuori una tenacia che non credo avrebbero retto tutti. Ma ho fatto bene. Questo è sicuro.
  • Il tuo brano s’intitola “Il Giullare”, raccontaci com’è nato e di cosa parla? Scrivici la frase più importante del tuo ultimo brano.
    È una critica attuale al capitalismo dell’industria artistica: ti usa e getta. Il buffone o appunto Giullare non è altro che la dimostrazione di questo scempio sociale e della sua rivalsa. Un anarchico che, giustamente, alza la voce. Cosa che oggi pochi fanno e chi lo fa non è preso in considerazione. Vergognoso.

  • Stai facendo tanti sacrifici pur di realizzare il tuo sogno, cosa ti aspetti dal futuro?
    Vorrei un bilocale dove comporre e stare con la mia amata. Mi basta già avere la possibilità di permettermi quello e continuare il mio viaggio. Poi se ci sarà oltre sarò ancora più contento. Una cosa sono certo però: bilocale o no, comunque mai mi fermerò con l’arte!
  • Per vivere di musica, per vivere di arte, ci vuole tanto impegno, pazienza e sacrificio e non sempre si riesci. Dato che tu già vivi occupandoti di arte, vuoi spiegare ai lettori quello che fai? E poi, credi di essere nella direzione giusta o pensi si debba modificare qualcosa? In caso, cosa?
    Io sono sincero. Ho avuto davvero tante soddisfazioni. Non posso lamentarmi, anzi, sarebbe irrispettoso nei confronti di emergenti odierni che credo che avranno molte più difficoltà a emergere rispetto a me o altri miei colleghi. Inoltre non ho mai scelto una corrente musicale precisa, bensì un concetto racchiuso nei contenuti del brano. Non so onestamente se sia stata la cosa giusta o meno, ma, ai miei concerti le persone si divertono e appassionano, quindi direi che, al momento, ci siamo. Ciò non vuol dire che non visiterò altri orizzonti tematici e musicali e che non ci sia qualcosa da cambiare. La vita è in continuo mutare e giustamente anche le idee di un tributator del bello.
  • Il Covid ha fermato per più di un anno i live, ora piano piano stiamo ripartendo, ma la situazione è pur sempre critica. Com’è la situazione da te?
    Rispondo solo che se vai davanti a qualunque locale fuori, è già sold out. Tutto chiuso ahimè. Infatti si stanno ricreando realtà Punk di una volta in cui io sto bene. Poi alcune ambitissime discoteche sono diventate privè per aste di orologi da 40.000€ in su per ricchi. No comment, proprio di sti tempi, no comment.

  • Per quale motivo fai Arte, e soprattutto musica e, cosa ti spinge a continuare nei momenti di sconforto, perché suppongo che ce ne siano?

Certamente! Nessuno nella vita non ha sofferto, chi dice che non è così è come se te lo stesse dicendo. A me la sofferenza ha portato sempre più a imparare a rialzarmi subito e insegnato che per sognare bisogna imparare a sognare. Per questo faccio arte! Perché amante dell’onirismo ad occhi aperti.

  • Dall’anno prossimo si deve puntare in alto, questo possiamo chiamarlo periodo di prova, ma a breve si deve iniziare a giocare per vincere. Chi lavora con te e crede in te, si aspetta tanto, come pensi di lavorare da adesso in poi?
    Io so solo che è dal 2007 che faccio musica quindi conosco come si procede. Intanto continuerò a scrivere canzoni. Troverò tutti i modi possibili per far arrivare il mio progetto. Metterò al 100% tutto di me, anima e cor, però, abbiate pazienza, senza mettere mano sul fuoco che riuscirò. Insomma puoi fare anche mille sponsorizzate professionali e algoritmiche, ma se sei Mr.Nessuno non ti ascoltano. Comunque siamo insieme no? Comunque andrà sarà un successo!
  • Dai un consiglio a tutti coloro che leggeranno questa intervista e vogliono iniziare a fare musica seriamente.
    Buttatevi, siate creativi, inventate metodi creativi per promuovervi e soprattutto non fatevi intossicare dai social. Createvi una piccola fan base. È tutto chiuso? Buttati in strada. Ma coinvolgi anche altri. Proponi bandi a un’associazione culturale. Le cose si possono fare in realtà, però bisogna essere uniti e con una ricezione empatica da parte di chi riceve proposte, sennò, di sti tempi è molto più difficile ahimè. Ma Never Stop Dreaming. Cadi? Rialzati! Ora!
  • Siamo arrivati a fine intervista. Domanda a scelta.
    C’è qualcosa che non ti ho domandato ma che avresti voluto ti chiedessi? Puoi farti una domanda e risponderti.
    Chi sono? Che cosa sono? Da dove vengo? Perché son qui? Il classico quadrittico questionale filosofico, che in realtà mi avete già fatto in pratica, ma rispondo parafrasando un film: Ti svegli la mattina e non pensi altro che all’arte? Sei un artista!

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