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Una ragazzo, un artista che ha osato, e ha fatto bene, interpretare “I giardini di marzo” di Mogol/Battisti e devo dire che gli è venuta davvero bene, senza stravolgere e rovinare l’originale. Lui è Itaca Reveski… ora andiamo a complimentarci con lui e a fare due chiacchiere.

Ciao Itaca, complimenti per i tuoi lavori, sei davvero molto bravo.
Come dicevo prima, mi è piaciuta molto anche la cover de “I giardini di marzo” di Mogol/Battisti, bellissima interpretazione senza rovinare l’originale, anzi gli hai dato un valore aggiunto, rendendola tua.

– Presentati brevemente, chi è Itaca Reveski? Puoi raccontarci l’origine del tuo nome d’arte?
Ciao! Grazie mille per i complimenti è un piacere rispondere alle vostre domande! 🙂 Riguardo il nome, Itaca Reveski non sono io, è un po’ come quando si da il nome ad una nave. Il motivo è che in sottofondo al mio progetto c’è una storia ed è la storia di Itaca Reveski e di un ragazzo viaggiatore. Quest’ultimo trova un diario a Reykjavik, appunto “Il diario di Itaca Reveski”. All’interno del diario trova raccontata la vita di questa ragazza, presumibilmente scritta da lei stessa, che però parte dai giorni del primo lockdown e sembra scritta da una persona che l’ha già vissuto e già finito. Questo diario sembra provenire dal futuro, tant’è che questo ragazzo dopo aver letto il diario, si innamora di lei e decide di cercarla, nel presente. L’origine del nome è molto simbolico, Itaca è casa, la famosa isola a cui Ulisse cerca in tutti i modi di far ritorno dopo la guerra di Troia. Reveski è il cognome di questa ragazza, che ho creato scrivendo su google traduttore le parole “Volpe” e “Nuvola”. La parola che è uscita fuori traducendo in norvegese è “Revesky” che non esiste in nessun dizionario. Ci ho tolto la “Y” e messo la “I” perché avevo paura potesse essere pronunciato “scai” e non “schi”. Quindi ho pensato, quale nome migliore per un viaggio, se non la sua meta? Itaca Reveski è il nome del mio viaggio e della mia meta.

– Quando e come hai iniziato il tuo percorso nella musica?
Il mio percorso nella musica credo sia iniziato da piccolo piccolo, ballando sulla musica che metteva mio fratello che all’epoca faceva il DJ. Passato per il classico flauto alle elementari e finito con l’innamorarmi della chitarra ascoltando gli arpeggi di Nothing Else Matters e Wish You Were Here che suonava sempre mio fratello. Quindi all’età di 10 anni è cominciato il mio viaggio con la chitarra in mano, prima classica, poi quando non sono più riuscito a sopportare di a suonare Smell Like Teen Spirits con quel suono così “buono”, elettrica.

– Hai pubblicato da poco un Ep intitolato “Sogno solo ari/-\”, parlaci un po’ di questo progetto?

Sogno solo ari/-\ contiene le 5 tracce che ho fatto uscire singolarmente da maggio 2020 ad oggi più una cover di una canzone e un artista a cui sono molto legato cioè “I giardini di marzo” di Battisti. Sogno solo ari/-\” è un EP introspettivo, dolce, malinconico, ermetico di significati, ma emotivamente molto diretto e che racchiude in sé un enorme abbraccio per chi si farà cullare da queste note. Dietro c’è la mia visione e il desiderio profondo di un’umanità più consapevole delle proprie emozioni, che non fugga da quelle chiamate “negative”, che non si spaventi di comunicarle, che non abbia la continua ansia di farsi vedere sempre felice e spensierata, che non rincorra continuamente il desiderio di essere perfetta, di fare prestazioni al top, di fare risultato. Non si tratta di vincere o perdere. A volte si tratta semplicemente di esprimersi per il semplice ed importantissimo gusto e diritto di farlo.

– Quali aspettative hai da questo Ep “Sogno solo ari/-\”?

Non mi piace molto il concetto di aspettativa. Credo molto però in questo progetto e l’obiettivo è raggiungere persone che come me sono sempre alla ricerca di modi di vivere diversi, esploratori, viaggiatori, gli ultimi romantici, tutti coloro che stanno costruendo la propria “Isola delle rose” nel proprio mondo.

– Descrivi questo album con una parola o con una frase breve.
Bussola.

– Chi sono i tuoi idoli, i tuoi punti di riferimento musicali?

Artisti molto importanti per me sono Bon Iver, Apparat, Ben Howard, Biffy Clyro, The Postal Service e i nostrani Battisti, Wrongonyou, Ginevra, I cani, FASK, Verdena, Riva.

– Raccontaci qualche aneddoto della tua vita artistica, quello che vuoi, un fatto accaduto o un’esperienza vissuta.
Quando nel 2018 ero in tour come chitarrista di Wrongonyou abbiamo suonato a Liverpool. Abbiamo dormito nell’albergo che fu inaugurato il giorno prima della partenza del Titanic in cui all’epoca alloggiarono la maggior parte delle persone benestanti che poi vi si sono imbarcate. Sappiamo tutti com’è finita. La cosa strana è che abbiamo dormito due notti facendo incubi strani e violenti e sentendo rumori strani (senza essere condizionati perché ancora non lo sapevamo). Quando la mattina a colazione lo abbiamo scoperto è partita “My Heart Will Go On” nella radio dell’hotel. Così per la cronaca, l’hotel è classificato come uno dei più infestati di tutto il Regno Unito.

– Che differenze ci sono tra persona e artista?
Non c’è differenza per come la vedo io. L’arte la si respira e la si vive tutti i giorni. Essere artista è un modo per cogliere un’emozione, sprofondarci dentro, esplorarla, cerca di non annegarci, tornare in superficie e scriverci una canzone. L’arte è vivere e sopravvivere al peso enorme che avrebbero le emozioni se l’arte non ci fosse, ma in modo elegante e creativo.

– Dimmi un tuo pregio e un tuo difetto…
Cos’è un colloquio di lavoro? ahahah. Comunque, a parte scherzi, una cosa che mi piace di me è che so fare tante cose e che se mi serve qualcosa che non so fare la imparo e me la faccio da solo. Una cosa che ahimè non mi piace è che mi aspetto sempre tanto dalle persone che lavorano con me, finendo col non essere mai pienamente soddisfatto del lavoro altrui. Chi fa da sé, fa per tre.
Ahahah no, ma essendo un artista, la gente vuole conoscere anche la persona, non solo l’artista

– Stiamo vivendo ancora un periodo assurdo. Qual è la cosa che ti manca di più?

Potrei essere breve e dire suonare dal vivo, ma se vado più a fondo, ti direi tutto ciò che sta intorno al semplice suonare dal vivo. Mi mancano le chiacchiere post concerto, la birra con sconosciuti che incontri solo quella sera e magari poi non vedi più, i soundcheck e tutte le emozioni che precedono il concerto. Mi manca poter pensare, “che bello domani birretta con gli amici e si fanno le 3 al solito locale”.

– C’è un brano dell’Ep a cui sei più legato, o con un significato più profondo rispetto agli altri? Scrivimi una frase di uno dei tuoi brani che per te è più significativa o che ti rappresenta maggiormente.
Noovola è il pezzo a cui sono più legato, lo chiamo “il pezzo che mi ha ridato la voce”, perché prima di scriverlo non riuscivo più a cantare. La frase però che ti scrivo è “e se morire fosse solo addormentarsi e sognare per sempre?” da “Delle sirene il c/-\nto”, la trovo piena di strati e piena di tanti significati.

– Siamo arrivati a fine intervista… Domanda a scelta.
C’è qualcosa che non ti ho chiesto ma avresti voluto ti chiedessi? Puoi farti una domanda e risponderti.

Prima ti ho raccontato che in sottofondo alla musica c’è una storia, come se fosse un libro con la sua colonna sonora. Come fare però per ricevere i capitoli del diario di Itaca?

Quelli che vedrai su Instagram sono solo degli estratti, per leggere tutti i capitoli bisogna semplicemente iscriversi alla mia newsletter cliccando sul “link in bio” del mio profilo Instagram. Dopodiché per ogni pezzo o album che farò, riceverai il capitolo associato al brano e il brano stesso in anticipo rispetto alla data di uscita per tutti gli altri! Se ti piace la mia musica, iscriviti anche alla newsletter e andiamo tutti insieme alla ricerca di Itaca.


Itaca Reveski – Nထvola (Official Video)

https://www.youtube.com/watch?v=RPlUIj7XWJE


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