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Il brano è sostenuto da una base di chitarre piuttosto potente e coinvolgente, sulla quale la voce del cantante si appoggia per fare la propria dichiarazione d’amore alla donna che veramente ama.
I versi d’apertura sono all’insegna della poesia, perché l’artista dice che mentre guarda gli occhi della persona amata si perde dentro delle emozioni, delle forti sensazioni, che lo sconvolgono nell’anima e nel cuore: le sensazioni, in particolare, sono qualcosa che va a fondersi con il corpo della donna, che diventano qualcosa da sfiorare dolcemente, scendendo maliziosamente sempre più giù, anche se poi la parte del corpo che viene realmente sfiorata è il sorriso, che lo lascia completamente disarmato, senza la possibilità di replicare.
La cosa che lo riempie di felicità è stare con lei, al punto che il resto non conta più nulla.
Dopo la prima parte introduttiva, che possiamo definire come un accostamento di due strofe che procede in progressione, parte il ritornello, che comunica il suo messaggio attraverso un’immagine, tanto semplice quanto evocativa: si paragona infatti la propria amata alla pioggia che cade giù; è facile immaginare Mario che corre a perdifiato sotto di essa, facendosi completamente inzuppare e immergendosi in essa, come se fosse una fonte ristoratrice, un balsamo per i sensi e per lo spirito. Per lui, dunque, esiste solo lei e il resto scompare, spazzato via dall’ondata di pioggia invernale che cade dal cielo.
La metafora dell’acqua continua nella strofa successiva, in cui l’artista si sente circondato dal silenzio, che gli permette di concentrarsi sull’onda d’amore che lo avvolge e lo travolge: a questo punto, si genera a mio parere un contrasto di sensazioni, perché dopo la potenza dell’onda introdotta dal silenzio, c’è l’autore che vorrebbe solamente farsi accarezzare, ma poi c’è anche la voce dell’amata che rimbomba come un tuono, il cui eco si riverbera dentro l’animo di Mario.
Questa successione di piani e forti è piuttosto appassionante e coinvolgente, e riesce a destabilizzare un po’ le certezze dell’ascoltatore, perché egli si trova immerso in una serie di immagini che sono in apparente opposizione tra loro, il cui significato complessivo resta comunque molto interessante e ben costruito.


Rieccoci poi al ritornello, che ripete gli stessi concetti espressi precedentemente, con uno sguardo verso la propria amata che toglie tutte le certezze, che fa sparire tutto il resto: secondo me, poche sono le dichiarazioni d’amore più belle per una donna. L’ondata di pioggia invernale ritorna prepotentemente, e l’artista non fa nulla per sottrarvisi, anzi credo proprio che l’immergersi in essa sia una delle cose che desidera di più al mondo, perché per lui l’unica cosa che esiste è la propria amata, e questo non fa altro che ribadire il concetto espresso in precedenza.
Poi ritorna il gusto per il contrasto, per le immagini che vanno a cozzare fra di loro: Mario infatti, prima dice che la sua amata è come una tempesta dentro il suo animo, quindi qualcosa di estremamente forte e distruttivo, per poi continuare con un’immagine molto più luminosa, che fa splendere il sole all’interno del suo essere.
La canzone si conclude poi ancora con la pioggia invernale che cade giù, pioggia a cui viene accostato l’oggetto del suo desiderio, un’entità unica e irripetibile: quando lei appare, tutto il resto non esiste più.
Cosa ci resta quindi? A mio parere una buona canzone rock, con sonorità accostabili a quelle di Ligabue e fraseggi di chitarra piuttosto interessanti e variegati. Nel testo c’è come detto un marcato gusto per il contrasto, e questo per me è un fatto estremamente positivo, perché amo le canzoni che non danno punti di riferimento all’ascoltatore, che lo tengono sulla corda, che lo travolgono con immagini he apparentemente non si allineano su un solo significato, ma vanno a toccare vari aspetti e varie situazioni legate al proprio oggetto principale, che in questo caso è il desiderio per una donna, idealizzata con una serie di immagini.


L’elemento principe è sicuramente l’acqua, che predomina nello sviluppo della canzone: c’è la pioggia, c’è un’onda, c’è la tempesta e c’è il tuono, che anticipa l’arrivo di un temporale.

Mi piacerebbe chiedere all’autore se il suo segno zodiacale è un segno d’acqua.

Immagino l’autore seduto o sdraiato davanti ad una finestra in una giornata di pioggia, che osserva quello che accade fuori e viene folgorato dall’ispirazione, che lo induce a paragonare la donna che desidera a ciò che vede.
Chissà mai che, contemporaneamente, non stesse ascoltando la canzone di Dylan “Hard Rain Is Gonna Fall” di Dylan: questa è un’altra domanda che vorrei porre all’autore, anche se la canzone di Bob è stata catalogata come canzone di protesta, mentre la canzone di Mario è d’amore.
In più, nella canzone di Dylan, la pioggia è qualcosa di cattivo, di acido, che porta cattivi presagi, mentre nel brano del nostro autore è un balsamo per l’anima, nel quale lui desidera solamente immergersi.
Se devo parlare a titolo personale, devo dire che la linea melodica data dalle chitarre è piuttosto affascinante e accattivante, accompagnata da un testo sostanzialmente lineare e semplice, ma molto comunicativo.

Il cantato è forse l’elemento che mi piace meno del pezzo, perché lo ritengo ancora acerbo, non ancora maturo: è come se questa canzone fosse una delle prime che Mario abbia cantato, o almeno a me dà questa impressione. Non percepisco molte modulazioni, molti cambi di tonalità, ma forse questa è la caratteristica che va a caratterizzare la vocalità del nostro artista.
Ma, per ritornare un attimo a Dylan, ciò che conta in una canzone non è il modo in cui la si canta, almeno nel caso dei cantautori, ma il messaggio che si intende comunicare, e in questo Mario è estremamente chiaro.
Mi piacerebbe ascoltare altre sue canzoni, per capire se questa vocalità nel tempo si è andata ad arricchire di sfumature, ha assunto nuove sfaccettature.
Vedremo se mi sarà data la possibilità di recensire un’altra canzone di Mario, per dare una risposta a queste mie domande: io sono qui e aspetto.

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Etichetta 
PaKo Music Records
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